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Gli integratori di olio di pesce possono essere di aiuto?

Secondo l’ American College of Rheumatology, alcuni pazienti hanno riscontrato un miglioramento (meno dolore e maggiore elasticità delle articolazioni) dopo aver assunto integratori di acidi grassi Omega 3 di origine marina. Nel momento in cui si assumono integratori di olio di pesce, è possibile non riscontrare benefici nell’immediato. Possono essere necessarie settimane o anche mesi per constatare una reale riduzione dei sintomi. Gli studi dimostrano che alcune persone che assumono un’elevata quantità di acidi grassi Omega 3 beneficiano di una riduzione dei sintomi e di una minore assunzione di farmaci anti-infiammatori.

L’ American College of Rheumatology ricorda ai consumatori che gli integratori di olio di pesce possono contenere livelli elevati di vitamina A o di mercurio.

Chi soffre di artrite reumatoide può trarre beneficio dalla dieta mediterranea?

Molti studi suggeriscono che una dieta ricca di frutta, verdura e vitamina C può essere correlata ad una riduzione del rischio di artrite reumatoide. Infatti, è noto che tale condizione è meno grave in alcuni Paesi mediterranei, come la Grecia e l’Italia. La dieta tipica italiana, in effetti, è costituita da una elevata quantità di frutta, verdura, olio di oliva e pesce grasso ricco di Omega 3. La dieta mediterranea, inoltre, può contrastare l’insorgere dei sintomi gravi tipici dell’artrite reumatoide.

La frutta, la verdura, i cereali e i legumi sono ricchi di fitonutrienti. Queste sostanze di origine vegetale contrastano la comparsa di malattie e hanno proprietà antiossidanti che favoriscono il sistema immunitario, come la vitamina C, la vitamina E, il selenio e i carotenoidi. Una dieta ricca di verdura è anche ricca di bioflavonoidi. Queste sostanze di origine vegetale hanno proprietà anti-virali, anti-infiammatorie e svolgono anche una funzione anti-tumorale.

Il risultato del trattamento è stato valutato utilizzando le scale di valutazione KOOS (Knee Injury and Osteoarthritis Outcome Score (KOOS), Visual Analogue Scale (VAS) (0 = nessun dolore e 10 = peggior dolore possibile), Tegner e Marx, sistemi di valutazione che sono stati implementati, attraverso la registrazione delle informazioni, sui questionari compilati dai pazienti stessi, precedentemente alla prima iniezione e poi a 12, 18 e 24 mesi di follow-up. I dati sono stati registrati nel software per esiti ortopedici SOCRATESTM (2012 Ortholink PTY Ltd.). Un comitato di revisione istituzionale, ha approvato lo studio (AISPO San Raffaele di Milano, Italia, con il numero di protocollo 20081203/14) e la data di approvazione 12 novembre 2008 Tutti i pazienti hanno dato un consenso informato scritto prima di essere inclusi nello studio.

Analisi statistica.

L’analisi statistica è stata effettuata da un osservatore indipendente utilizzando il software SPSS (SPSS 17.0, SPSS, Chicago, IL, USA). E’ stato costruito il modello lineare per i ripetuti test di misura al fine di indagare all’interno di variazioni temporali per le variabili continue (Koos, Marx, VAS) per tutti i pazienti e ogni sottogruppo valutato. I fattori valutati sono stati il ‘numero di cicli’ e il “p-value” con gli aggiustamenti Greenhouse-Geis e Bonferroni; altri test statistici utilizzati sono i test non parametrici di Friedman, e il test Wilcoxon. Per l’analisi delle differenze tra i sottogruppi valutati, è stato eseguito il test di Mann-Whitney U non parametrico. Sono stati riportati i p-value a due code, con un livello alfa di significatività pari a 0,05.

RISULTATI.

I due gruppi sottoposti al trattamento ciclico erano omogenei per sesso (ns), età (ns), BMI (ns) e follow-up (ns). Settantanove pazienti (102 ginocchia) erano disponibili al follow-up finale: 51 pazienti (69 ginocchia) nel gruppo a singolo ciclo (gruppo 1) e 28 pazienti (33 ginocchia) nel gruppo con due cicli (gruppo 2). Ad 1 anno di follow-up, 14 pazienti (17 ginocchia) del gruppo 2 hanno mostrato un significativo miglioramento sintomatico; in questi pazienti non si sentiva la necessità di un secondo ciclo. Dal momento che avevano ricevuto un ciclo completo di iniezioni, sono stati mantenuti nel gruppo di studio, ma i loro risultati sono riportati con i pazienti del gruppo 1. Al fine di eliminare ogni pregiudizio generato da questo crossover, è stato eseguito un “intention to treat” (per l’analisi ITT, tutti coloro che hanno cominciato il trattamento sono considerati facenti parte dell’esperimento, a prescindere dal fatto che l’abbiano portato a compimento). Nessuna differenza è stata trovata tra i risultati conseguiti e i risultati stimati (ns). Quattordici pazienti (17 ginocchia) appartenenti al gruppo 1 sono stati persi al follow-up o sono stati esclusi. Oltre ai 10 pazienti che sono passati al gruppo 1, nessun altro paziente è stato perso al follow-up del gruppo 2. C’è stato un miglioramento significativo su tutti gli scores (KOOS, VAS, Tegner e Marx) ad ogni follow-up, confrontato al valore di pre-trattamento (p.

A 2 anni di follow-up, i punteggi erano diminuiti rispetto al valore di 18 mesi in entrambi i gruppi. Il valore medio in entrambi i gruppi, tuttavia, è rimasto significativamente superiore al valore pre-trattamento, e nessuna differenza significativa è stata trovata tra i punteggi dei due gruppi nonostante i pazienti del gruppo 2 abbiano fatto registrare valori medi più elevati per tutti i punteggi.

DISCUSSIONE.

I risultati più importanti di questo studio sono che le iniezioni di PRP endoarticolari possono migliorare i risultati funzionali e ridurre il dolore nei pazienti nelle fasi iniziali di OA del ginocchio, e la ripetizione annuale di tre di queste iniezioni può migliorare i risultati. Gli effetti benefici del trattamento presentano un picco entro 6 mesi dalle iniezioni, e successivamente si riducono, e le misure di esito rimangono significativamente più elevate rispetto ai valori pre-trattamento, anche 24 mesi dopo il trattamento.

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L'alimentazione ovvero la terza medicina.

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Scritto da: anna maria indraccolo Data: 8 Gennaio 2013 alle 16:12.

Alcuni pazienti affetti dalla sindrome di Gilbert soffrono di fastidi addominali o di stanchezza, tuttavia il 30 per cento circa dei pazienti non avverte alcun sintomo e in essi la diagnosi avviene quando gli esami del sangue di routine indicano l’eccesso di bilirubina non coniugata.

Il gene controlla un enzima che serve per disgregare la bilirubina all’interno del fegato, se il gene non funziona correttamente si accumula una quantità di bilirubina eccessiva nel sangue.

La bilirubina è un pigmento giallastro derivato dalla disgregazione dei globuli rossi vecchi. La bilirubina, attraverso il sangue, raggiunge il fegato. In condizioni normali un enzima presente nelle cellule epatiche la disgrega e la separa dal sangue. La bilirubina, quindi, abbandona il fegato e raggiunge l’intestino, mescolata con la bile. Qui viene smaltita insieme alle feci. Solo una piccola quantità di bilirubina rimane nel sangue.

L’anomalia del gene che provoca la sindrome di Gilbert è piuttosto diffusa. Molte persone possiedono una copia di questo gene anomalo, ma, per causare la sindrome di Gilbert, normalmente ne sono necessarie due copie.

Il rischio di soffrire della sindrome di Gilbert aumenta se entrambi i genitori sono portatori del gene anomalo che causa la malattia.

Il sintomo caratteristico della sindrome di Gilbert è il colore giallastro (ittero) della parte normalmente bianca degli occhi e della pelle, che si manifesta solo occasionalmente ed è causato dai livelli di bilirubina nel sangue leggermente più elevati del normale.

Alcuni disturbi e alcune situazioni possono far aumentare i livelli di bilirubina, e quindi l’ittero, nelle persone affette dalla sindrome di Gilbert, tra di essi ricordiamo:

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È fonte di bromelina, un antinfiammatorio naturale, che contribuisce a ridurre gli edemi, i dolori muscoloscheletrici, le borsiti e le tendiniti.

Questa sostanza, che attenua il dolore e la rigidità articolare, in Germania viene utilizzata per il trattamento dell’infiammazione e del gonfiore conseguenti a interventi chirurgici.

Funzione antinfiammatoria.

Alimentazione e artrosi.

Perché fare attenzione all’alimentazione nell’artrosi?

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Ma non sarà proprio quell’allentarsi dell’articolazione il segnale che qualche danno lo stiamo facendo e che in futuro andremo incontro all’artrosi? Di nuovo: verosimilmente no.

A conferma di ciò ci sarebbero gli studi di Donald Unger il ricercatore in assoluto più accreditato in fatto di «scrocchiamento di dita». Quando era ragazzino, sua madre lo rimproverava sempre quando faceva il giochetto delle nocche dicendogli che da grande avrebbe sofferto i dolori dell’artrosi.

A quel punto, il suo scrocchiarsi le dita, divenne un vero e proprio studio applicato in forma scientifica. La storia di quel percorso è stata raccontata per esteso sul Los Angeles Times nel 2009. Il giovane Donald seguitò a farsi scattare le ossa delle dita per ben 60 anni! Ma utilizzando soltanto la mano sinistra. La destra la lasciò appositamente in pace per poter mettere a confronto gli effetti nel tempo sulle due estremità.

Il suo esperimento dimostrò che nessuna conseguenza era evidenziabile dopo decenni di azione sulla mano sinistra.

Ora bisogna tenere conto che si tratta di un esperimento unico nel suo genere (ve ne furono altri ma non così approfonditi e prolungati negli anni). La ricerca di Unger (per la quale egli vinse l’IG Nobel per la Medicina, ossia la parodia del vero premio) viene considerata comunque assolutamente attendibile dalla comunità scientifica che ha stabilito che non c’è collegamento tra l’artrosi e la ripetuta manipolazione delle nocche.

Nel 2010 fu comunque messo a punto uno studio su un campione di 215 persone per verificare ancora una volta gli eventuali effetti e i possibili collegamenti con i disturbi artritici nel tempo. Ebbene, venne fuori qualcosa di sorprendente anche se probabilmente casuale. Ci furono più casi di artrosi in coloro che non si erano fatti scrocchiare le dita, piuttosto che negli altri.

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QUALI SONO LE CAUSE?

“ Scricchiolio ”: che si deve all’attrito fra i segmenti ossei.

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in una fase avanzata, la massa tumorale può aumentare le dimensioni dell'organo fino a provocare dolore, rendendolo piuttosto duro alla palpazione. Questa malattia si associa tipicamente ad ittero, rapido e consistente dimagrimento, anoressia (mancanza di appetito), stanchezza, nausea e vomito.

malattia cronica e degenerativa del fegato, in cui il normale tessuto epatico viene sostituito da una rete di tessuto cicatriziale, tra le cui maglie si riconoscono nuclei di epatociti in rigenerazione. La cirrosi è l'evoluzione naturale di molte forme di epatite non adeguatamente trattate, è tipica degli alcolisti e di alcune malattie dismetaboliche (steatosi epatica non alcolica, glicogenosi, emocromatosi, morbo di Wilson). Il fegato è generalmente ingrossato e comunque duro e nodulare; si accompagna ad edemi (gonfiori per accumuli di liquidi diffusi), soprattutto a livello addominale (ascite, con addome gonfio e globoso).

questa patologia infettiva (malattia del bacio) si accompagna tipicamente ad un ingrossamento del fegato e della milza; si associa generalmente ad un forte senso di debolezza, febbre e faringite (mal di gola).

malattia spesso su base ereditaria caratterizzata dall'eccessivo accumulo di ferro nell'organismo; il deposito del minerale a livello epatico, in particolare, determina un eccesivo ingrossamento dell'organo; in una fase avanzata la cute assume un colorito bronzeo/grigiastro.

insufficienza cardiaca congestizia.

se il cuore non riesce a pompare in circolo quantità adeguate di sangue il fegato può aumentare di volume per l'insufficiente apporto ematico.

ALTRE POSSIBILI CAUSE.

altre malattie infettive, come il tifo addominale, la brucellosi infettiva, la rickettsiosi, la leishmaniosi, l'epatite leucetica o l'epatite da spirochete; altre malattie metaboliche, come l'amiloidosi, la glicogenosi tipo II e tipo IV, malattie da accumulo lisosomiale; emopatie e linfomi: leucemia mieloide e linfatca cronica, anemie emolitiche, linfomi tipo Hodgkin e non Hodgkin; malattie biliari: colangite sclerosante; stasi biliare; abuso di determinati farmaci, come paracetamolo (ampiamente usato come analgesico ed antipiretico), statine (contro il colesterolo alto), macrolidi (antibiotici), amiodarone (farmaco anti-aritmico).