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Sarà utilizzata una macchina per il movimento passivo continuo per aiutare a prevenire la rigidità post-operatoria del ginocchio nel primo periodo postoperatorio. Il dispositivo chiamato Kinetec, inoltre, riduce il gonfiore delle gambe, solleva la gamba e migliora la circolazione sanguigna muovendo i muscoli della gamba.

La maggior parte dei pazienti inizieranno ad esercitare il loro ginocchio il giorno dopo l'intervento. Un fisioterapista vi insegnerà esercizi specifici per rafforzare la gamba e ripristinare il movimento del ginocchio per permettervi di recuperare il prima possibile le normali attività quotidiane subito dopo l'intervento chirurgico.

Prevenzione della polmonite.

Può succedere di avere una respirazione superficiale nel primo periodo postoperatorio. Questo di solito succede a causa degli effetti dell'anestesia dei farmaci per il dolore e del tempo trascorso a letto. Questa respirazione superficiale può portare ad un collasso parziale dei polmoni (definito " atelettasia "), che può rendere i pazienti suscettibili di polmonite. Per evitare questo problema, è importante eseguire frequenti respiri profondi. L'infermiere può fornire un semplice apparecchio respiratorio chiamato spirometro per incoraggiarvi a fare respiri profondi.

Altre informazioni utili.

Si può perdere l'appetito e si può avvertire nausea o stitichezza per un paio di giorni. Queste sono reazioni normali. Si può avere un catetere urinario inserito durante l'intervento chirurgico e possono essere necessari emollienti delle feci o lassativi per alleviare la stitichezza causata dai farmaci antidolorifici dopo l'intervento chirurgico. Vi verrà insegnato a fare esercizi per la respirazione per mantenere il petto e polmoni ben funzionanti.

Un fisioterapista verrà da voi di solito il giorno dopo l'intervento, e vi insegnerà come utilizzare la vostra nuova articolazione. E ' importante che vi alziate il più presto possibile dopo l'intervento chirurgico. Anche a letto, si possono muovere i piedi e le caviglie per pompare regolarmente il sangue nelle gambe. Potrebbe essere necessario indossare calze elastiche vascolari per aiutare il sangue a scorrere nelle gambe.

Il vostro soggiorno nel nostro ospedale può durare da 7 a 21 giorni, finché raggiungerete determinate abilità per tornare a casa ed essere sufficientemente autonomi. Se andate subito a casa, avrete comunque bisogno di aiuto in casa per diverse settimane. Se volete essere dimessi prima andare direttamente a casa per voi è troppo difficile, potrebbe quindi essere necessario comunque trascorrere un paio di settimane presso un centro di riabilitazione.

La comida no puede curar la artritis, pero puede hacer que la enfermedad sea más llevadera o que se complique. Aunque las personas que la sufren están familiarizadas con el dolor, y los crujidos, pequeños cambios en la dieta pueden producir grandes mejoras en el convivir diario con la enfermedad y, ya de paso, pueden ayudarte a perder peso.

1. Comidas con ácidos grasos omega-3: pescado graso y frutos secos.

Los ácidos grasos omega-3 disminuyen la producción de sustancias químicas que propagan la inflamación. Además, inhiben las enzimas que la provocan. El pescado graso también contiene vitamina D, que ayuda a prevenir la hinchazón y el dolor.

Una correcta dieta para la artritis debe contener al menos un gramo de omega-3 al día. Unos 100 gramos de salmón, por ejemplo, contienen hasta 1,5 gramos de este ácido graso. También es recomendable añadir frutos secos a las ensaladas.

2. Aceite de oliva extra virgen.

El aceite de oliva contiene oleocantal, una sustancia que bloquea a las enzimas que participan en la inflamación. Tres cucharas soperas de aceite de oliva extra virgen equivalen a una décima parte de una dosis de ibuprofeno, según un estudio del Monnell Chemical Senses Center de Philadelphia. No parece mucho, pero cada pequeño cambio en la dieta cuenta. Eso sí, tampoco hay que embadurnar todo en aceite, no solo porque no es barata, sino porque cada cuchara tiene 119 calorías. Basta con una cuchara sopera al día, en ensaladas, pan o vegetales.

3. Pimientos, cítricos y otros alimentos ricos en vitamina C.

La vitamina C protege el colágeno, principal componente de los cartílagos. Aunque es muy beneficioso no hay que abusar: cantidades inadecuadas pueden ser contraproducentes para ciertos tipos de artritis, como la osteoartritis.

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Los médicos normalmente tratan las neuropatías diabéticas con medicamentos orales, aunque existen otros tipos de tratamiento que podrían ayudar a algunas personas. Las personas con dolor intenso en los nervios podrían beneficiarse con una combinación de medicamentos y tratamientos. Hable con su proveedor de atención médica sobre las opciones de tratamiento.

Los medicamentos que se usan para aliviar el dolor de los nervios en personas con diabetes incluyen.

antidepresivos tricíclicos, como amitriptilina, imipramina y desipramina (Norpramin, Pertofrane) otros tipos de antidepresivos, como duloxetina (Cymbalta), venlafaxina, bupropión (Wellbutrin), paroxetina (Paxil) y citalopram (Celexa) anticonvulsivos, como pregabalina (Lyrica), gabapentina (Gabarone, Neurontin), carbamazepina y lamotrigina (Lamictal) opiáceos y derivados de opiáceos, como oxicodona de liberación controlada, que es un opioide; y tramadol (Ultram), un opioide que actúa como un antidepresivo.

La duloxetina y la pregabalina están aprobadas por la U.S. Food and Drug Administration (FDA) específi camente para el tratamiento de la neuropatía periférica diabética dolorosa.

No es necesario que una persona sufra de depresión para que un antidepresivo ayude a aliviar el dolor de los nervios. Todo medicamento tiene efectos secundarios, y no se recomienda el uso de algunos en adultos mayores o en personas con enfermedades del corazón. Puesto que los medicamentos para el dolor disponibles sin receta médica, como el acetaminofén y el ibuprofeno, pueden ser ineficaces para el tratamiento de la mayoría de los dolores de los nervios y pueden causar efectos secundarios graves, algunos expertos recomiendan evitar estos medicamentos.

Los tratamientos que se aplican en la piel—usualmente en los pies—incluyen la crema capsaicina y los parches de lidocaína (Lidoderm, Lidopain). Los estudios sugieren que los aerosoles o parches de nitratos podrían aliviar el dolor. Estudios sobre el ácido alfa lipoico, un antioxidante, y el aceite de onagra han demostrado que podrían ayudar a aliviar los síntomas y mejorar la función de los nervios en algunos pacientes.

Un aparato llamado un arco de cama puede evitar que las sabanas y cobijas entren en contacto con pies y piernas sensibles. En algunas personas, también puede ayudar la acupuntura, la biorretroalimentación o la terapia física para aliviar el dolor. Los tratamientos que usan estimulación nerviosa eléctrica, magnetoterapia y terapia de láser o terapia de luz podrían ser de ayuda pero requieren de estudios adicionales. Los investigadores también están estudiando varias terapias nuevas mediante ensayos clínicos.

Problemas gastrointestinales.

Para aliviar los síntomas leves de la gastroparesia—indigestión, eructos, náuseas o vómitos—los médicos recomiendan comer porciones pequeñas y frecuentes de alimentos; evitar las grasas y comer menos fi bra. Cuando los síntomas son severos, los médicos podrían recetar eritromicina para acelerar la digestión, metoclopramida para acelerar la digestión y ayudar a aliviar las náuseas o otros medicamentos para ayudar a normalizar la digestión o disminuir la secreción de jugos gástricos.

Para aliviar la diarrea y otros problemas intestinales, los médicos podrían recetar un antibiótico, tal como la tetraciclina, u otros medicamentos según sea necesario.

Mareo y debilidad.

Nell’ artrosi della cervicale una alimentazione coerente è idonea a contenere l’infiammazione e il dolore, dunque risulta molto importante l’inserimento in una strategia nutrizionale controllata e personalizzata che riguarda una metodica complessa integrata in una terapia che non si deve concludere solo con la nutrizione. Adottare una alimentazione coerente è particolarmente importante in tutte le patologie degenerative e infiammatorie delle articolazioni che provocano dolore e disfunzione. Si consiglia però di associare una alimentazione coerente ad ogni altra terapia per tutte le condizioni connesse a dolore. L’ artrosi cervicale può essere talvolta di tale intensità nel dolore e sintomatologia espressa da impedire la vita quotidiana.

L’ artrosi cervicale è dovuta generalmente ad una malattia cronica delle cartilagini articolari, che interessa successivamente l’osso, la sinovia e la capsula. Gli anziani e prevalentemente quelli di sesso femminile sono particolarmente esposti, ma i dolori da artrosi cervicale coinvolgono oggi fasce sempre più giovani della popolazione. L’ artrosi cervicale può essere causata da fattori costituzionali e ambientali o da fattori scatenanti quali traumi. L’ artrosi cervicale come esito di processi degenerativi alle articolazioni evidenzia come caratteristiche alterazioni cartilaginee, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. Le forme più impegnative di artrosi cervicale secondaria evidenziano una lesione dei dischi intervertebrali denominata discopatia. I sintomi caratteristici compaiono tardivamente rispetto all’inizio della malattia e sono: limitazione funzionale, dolore all’inizio del movimento, dolore al movimento, dolore la mattina, nausea, vomito, scotomi scintillanti, scotomi scuri, dolore alla spalla e al braccio, parestesie, insicuro uso della mano, ripercussioni cognitive su memoria e concentrazione.

Una alimentazione coerente è utile per l’ artrosi cervicale. L’ artrosi cervicale evidenzia infatti un grande pericolo per i pazienti che ne sono affetti, una progressione lenta ma recidivante. Ogni volta che il paziente ha una remissione clinica pensa di non aver più il problema fino alla prossima fase sintomatologica. Questo tende a produrre un comportamento del paziente omissivo di terapia. Il pregio del trattamento con nutrizione clinica risiede proprio nel fornire uno strumento valido di prevenzione delle recidive oltre che certamente di supporto nella terapia per le fasi acute. Una alimentazione coerente è utile nel artrosi cervicale per applicare strategie alimentari idonee a ridurre l’ infiammazione cronica e la situazione metabolica iperacida tipica in questi pazienti. Secondo l’alimentazione coerente le abitudini alimentari interferiscono in modo significativo con il corretto equilibrio del cortisolo. Stress e nutrizione inadeguata comportano, infatti, una disregolazione testa del ritmo circadiano dei glucocorticoidi. Alla presenza di stress sia endogeno, sia esogeno e a ritmi alimentari non coerenti, si assiste a un’alterazione dell’asse HPA. Gli effetti negativi di una circadianità perduta cortisolo e delle alterate retroazioni ormonali comportano l’alterazione della corretta risposta infiammatoria. Una alimentazione coerente seleziona i pasti secondo le retroazioni ormonali indicate, determina un equilibrio acido-base e un contenimento della risposta infiammatoria eo del dolore.

La alimentazione oltre a rappresentare un presidio per la terapia è uno strumento di prevenzione importante. La alimentazione e la cura sono interconnessi da precisi rapporti ormonali, biochimici e metabolici. Il trattamento tramite alimentazione è integrativo di altri strumenti di terapia. Una alimentazione coerente richiede esami strumentali, valutazione dei sintomi e delle cause, diagnosi, conoscenza dei rimedi adatti al paziente, conoscenza di tutte le altre forme di terapia per la quali la nutrizione clinica possa costituire alternativa o integrazione. Pertanto somministrare una alimentazione è atto medico e deve essere esercitata da un medico competente. Per una alimentazione coerente e personalizzata si consiglia di rivolgersi a un medico che operi solo tramite la verifica strumentale delle sequenze nutrizionali e delle terapie associate proposte al paziente. Sequenze nutrizionali basate solo sull’esperienza del medico, senza verifica strumentale della composizione corporea e degli altri parametri sono caratterizzate da imperfezioni metodologiche non necessarie. Il trattamento del paziente con alimentazione non si contrappone ne sostituisce le linee guida della medicina convenzionale. Al contrario l’alimentazione coerente stabilisce con esse una virtuosa collaborazione e una straordinaria opportunità testa a livello di prevenzione.

Artrosi: sintomi, rimedi e cure.

Introduzione.

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Si basa su quattro obiettivi che riguardano lo stato nutrizionale e lo stile di vita:

Evitare che il bilancio del calcio diventi negativo Ciò significa garantire un buon apporto di calcio sin dall’età dello sviluppo ed ampliarlo nei periodi cruciali come la gravidanza, l’allattamento e la menopausa. Il fabbisogno di calcio è stabilito intorno agli 800 mg/die per la donna adulta, ma tale quantità non è sufficiente nella donna in età post-menopausale, dove invece sono necessari almeno 1,5 g/die per prevenire un eventuale bilancio negativo. Tale apporto deve essere garantito attraverso l’assunzione giornaliera di latte, latticini (yogurt, formaggi, ecc.) cibi ricchi di calcio, altra fonte da non sottovalutare è l’acqua che consumiamo quotidianamente. Quest’ultima per fornire un’adeguata quantità di calcio deve contenere almeno 300mg/l. Esistono anche altri fattori da tenere in considerazione che hanno la capacità di ridurre l’assorbimento di calcio. Precedentemente si è fatto cenno alle proteine “nobili” (per esempio carne e latte) poiché queste, al contrario di quelle “non nobili” (legumi, ecc.), hanno la capacità di antagonizzare la perdita di calcio grazie all’elevato quantitativo di fosforo posseduto. Le fibre, anche queste, ed alcune sostanze in esse contenute, come l’acido ossalico e l’acido fitico (contenuto nella crusca di grano), hanno la capacità di impedire l’assorbimento intestinale del calcio contenuto negli alimenti. Inoltre le fibre aumentando il transito intestinale riducono il tempo di contatto con la mucosa e quindi il tempo di assorbimento del calcio. La caffeina, è stato dimostrato che quest’ultima, aumenta le perdite di calcio attraverso il rene e l’intestino. Un introito moderato (200 - 300 mg/die) ha un effetto dannoso minimo, basti pensare che l’assunzione di 150 mg/die determina una perdita di calcio di circa 5 mg/die (mediamente una tazzina di caffè contiene da 50 - 120 mg di caffeina a seconda del metodo di preparazione, moka, espresso o americano). L’alcool, oltre al suo noto effetto anoressizzante ha un effetto tossico diretto sulla formazione della massa ossea. Garantire un buon apporto di vitamina D Ciò può avvenire attraverso una corretta alimentazione (pesce, cereali, grassi) ma anche attraverso una regolare esposizione ai raggi solari. Nell’uomo infatti la provitamina D è sintetizzata dall’organismo e si trova proprio nella pelle, dove l’irradiazione con raggi solari, grazie ai raggi ultravioletti trasforma la provitamina (forma inutilizzabile) in vitamina D (forma utilizzabile). Le sue principali funzioni sono: - Aumenta la fissazione del calcio e del fosforo nelle ossa - Aumenta l’assorbimento intestinale del calcio e del fosforo - Riduce l’eliminazione fecale del calcio e del fosforo Il quantitativo giornaliero raccomandato è di circa 3 µg/die valore che sale fino a 10 µg/die durante la gravidanza e l’allattamento. Evitare l’eccesso di peso Correggere tempestivamente le condizioni di sovrappeso. Il peso in eccedenza e l’obesità svolgono un effetto negativo accelerante sul processo osteoporotico e su quello artrosico che si aggravano proprio nel periodo della menopausa. Svolgere costantemente attività fisica Tale attività deve essere ben coordinata, e finalizzata soprattutto alla colonna vertebrale e alle articolazioni delle anche. L’attività fisica esercita un effetto positivo ritardante sull’osteoporosi e sull’artrosi.

In conclusione si può affermare che oltre ad un adeguato introito dietetico possono essere d’aiuto nel ridurre i rischi di osteoporosi le seguenti raccomandazioni:

Consumare caffeina in quantità moderata (non più di tre tazze) Evitare diete iperproteiche Evitare diete con più di 35 g di fibre/die Evitare l’abuso di alcool Evitare il fumo Effettuare un regolare e programmato esercizio fisico Valutare (dopo un consiglio medico) l’eventuale assunzione di supplementi di calcio e/o di vitamina D.

Dieta artrosi.

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Articolazione astragalo-navicolare: articola astragalo e navicolare.

Articolazione calcaneo-cuboidea: articola calcagno e cuboide.

Le articolazioni tarso-metatarso: articolano il I,II e III metatarso con i tre cuneiformi e IV e V metatarso col cuboide.

Le articolazioni metatarso-falangee: articolano le 5 ossa del metatarso con le falangi prossimali.

Le articolazioni interfalangee: articolano le falangi tra loro e sono 2 per ogni dito tranne per il primo per il quale sono una.

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Si parla di.

Artrite e artrosi.

Infiammazione da cibo.

Artrite reumatoide, artrite psoriasica, artrite reattiva e in genere tutte le forme di dolori articolari sono legati alla presenza di una infiammazione e al fatto che l'organismo si difenda attraverso l'apporto di liquidi che cercano di "diluire" la concentrazione di sostanze infiammatorie. Questo porta a dolore, difficoltà di movimento, rigidità. Tutti sintomi che in moltissimi casi possono essere ridotti e talora risolti attraverso lo studio personalizzato dell'alimentazione.

“ Una alimentazione personalizzata che controlli l'infiammazione da cibo può aiutare e spesso risolvere l'artrite e i dolori con questa connessi. ”

Già da alcuni anni si è sospettata una relazione tra ciò che si mangia e le manifestazione dolorose dell'artrite.

In particolare, dal 2007 i lavori della spagnola Francisca Lago, dell'Università di Santiago de Compostela, hanno consentito di definire che l'artrite dipende sia dal tipo di alimento mangiato (come emerge dallo studio del profilo alimentare personale) sia dal modo in cui si abbinano carboidrati e proteine nell'alimentazione. Le regole indicate dalla Harvard Medical School sul corretto abbinamento che si deve realizzare sono parte integrante dei protocolli terapeutici che in SMA usiamo da anni con le persone che presentano questa sintomatologia.

Artrite reumatoide e dolori articolari sempre più legati al tipo di alimentazione.

Il presidente Muttillo soddisfatto della celerità con cui si è ottenuto l’esame della questione da…

"Si tratta della seconda o terza rivista indicizzata in Italia, ma la prima del Sud.…

Artrosi alimentazione pomodori.

Artrosi alimentazione pomodori: per rallentare e prevenire l’artrosi, innanzitutto si deve intervenire sul proprio stile di vita. Molte forme di artrosi si possono prevenire e curare riducendo il peso corporeo, praticando attività sportiva specifica ogni giorno con esercizi mirati e scientifici.

Un altro aspetto importante è l’ alimentazione. Il segreto è una dieta molto personalizzata, quasi ad personam, per la quale vengono effettuati dei test molto scrupolosi che tengono contro del metabolismo del paziente. Il regime alimentare opera sia per via additiva che per via sottrattiva, che prescrive cioè l’assunzione di cibi che fanno bene e l’eliminazione di quelli che fanno male.

Artrosi alimentazione pomodori.

Come in qualsiasi altra infiammazione, anche nell’artrosi vi è un aumento di acidità nei tessuti articolari infiammati. Si è visto che molto spesso una patologia gastrica (gastrite, iperacidità gastrica e reflusso gastro-esofageo) aggravano o riacutizzano uno stato di artrosi.

Tra i cibi che favoriscono l’infiammazione ci sono anche: il sale (da usare in piccole dosi), gli insaccati e in generale i cibi grassi, alcuni vegetali come melanzane (pomodori) peperoni e patate (che vanno mangiati con moderazione).

Artrosi alimentazione pomodori: alimenti anti-infiammatori.

Tra gli alimenti che aiutano a prevenire l’artrosi, troviamo:

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Ecoendoscopia (EUS): un particolare endoscopio dotato di una testina che emette ultrasuoni o una minuscola sonda a ultrasuoni che viene introdotta attraverso un endoscopio, permettono di eseguire un esame “a contatto” della lesione esofagea. Gli ultrasuoni penetrano in profondità nei tessuti, rivelando così la diffusione del tumore all’interno della parete dell’esofago e la presenza di ghiandole sospette. L’ecoendoscopia permette anche di effettuare biopsie di queste ghiandole vicino al tumore. L’ecoendoscopia può essere molto impegnativa da un punto di vista tecnico e produce i risultati migliori quando è eseguita da un endoscopista esperto.

Nell’ultimo decennio, sono stati fatti progressi enormi nel trattamento del tumore dell’esofago. Il paziente e i suoi familiari sono attivamente coinvolti in tutte le decisioni terapeutiche e collaborano con un’equipe integrata di specialisti esperti in ogni aspetto della cura del tumore.

La chirurgia di asportazione dell’esofago (esofagectomia) è il cardine fondamentale della terapia del cancro dell’esofago: a volte è la sola terapia eseguita ma più spesso è associata a chemio e radioterapia a seconda dello stadio clinico della malattia, come parte di un trattamento integrato. Nel corso di questo intervento, il chirurgo asporta generalmente tutto o parte dell’esofago e la porzione superiore dello stomaco in blocco con le linfoghiandole circostanti, ricostituendo poi la continuità dell’apparato digerente mediante l’interposizione di un viscere, generalmente la porzione restante di stomaco o un tratto di intestino. Questo intervento coinvolge sempre almeno due (talvolta tre) distretti corporei - collo, torace e addome - ed è per questo complesso e delicato. L’endoscopia svolge un ruolo importante nel ripristinare temporaneamente la canalizzazione dell’esofago e consentire ai pazienti di alimentarsi mediante posizionamento di endoprotesi: si tratta di procedure impiegate in casi selezionati.

A seconda dell’estensione del tumore, definita come stadio clinico preoperatorio o stadiazione patologica e quindi postoperatoria, i medici possono raccomandare la radioterapia in combinazione con la chemioterapia (chemio-radioterapia). Queste terapie possono quindi essere eseguite prima (neo-adiuvanti) o dopo (adiuvanti) l’intervento chirurgico, con l’intento di migliorare i risultati ottenibili con la sola chirurgia. Nelle fasi più avanzate della malattia, non suscettibili di intervento chirurgico, la chemioterapia e la radioterapia possono essere impiegate da sole o in associazione come trattamento definitivo per il paziente. Per il trattamento vengono seguiti protocolli clinici come da raccomandazioni delle Linee Guida AIOM, ASCO, ESMO.

Il fegato è l’organo più voluminoso del corpo ed è fondamentale per il mantenimento di uno stato di buona salute: rimuove le sostanze di scarto dal sangue e produce la bile e molti enzimi necessari alla digestione.

Il tumore del fegato: Definizione Il tumore è una malattia dovuta alla moltiplicazione incontrollata di cellule all’interno del fegato, che si trasformano in maligne.

Tumore primitivo: origina direttamente dal fegato. Tumore secondario o metastatico: deriva da tumori che nascono in altri organi (ad esempio colon, polmone, mammella) e interessano successivamente il fegato. Esistono 5 principali categorie di tumore del fegato, ciascuna della quali richiede un approccio ed una cura differenti. Carcinoma epatocellulare: è il più comune tumore primitivo del fegato, che origina direttamente dalle cellule del fegato (epatociti). Nella maggior parte dei pazienti si sviluppa in seguito ad un’epatopatia cronica o cirrosi, che predispone a questo tipo di malattia. Colangiocarcinoma: origina dalle cellule dei dotti biliari (colangiociti) all’interno del fegato (colangiocarcinoma periferico) o all’esterno del fegato (colangiocarcinoma extraepatico). E’ un tipo di tumore (relativamente) raro, la cui origine è correlata ad alcuni fattori di rischio che hanno in comune un processo di infiammazione cronica delle vie biliari. Carcinoma della colecisti: origina dalla colecisti (o cistifellea) ed ha un comportamento simile al colangiocarcinoma extraepatico. Metastasi epatiche: rappresentano i più comuni tumori del fegato, spesso interessato dalla proliferazione di cellule provenienti da altri organi (malattia secondaria). Tumori benigni (angioma, iperplasia nodulare focale ed adenoma epatocellulare): rari, in genere non richiedono alcun trattamento medico o chirurgico.

Cirrosi: è il fattore di rischio principale, infatti più del 90% degli epatocarcinomi nasce in fegati che presentano questa malattia. Sesso: gli uomini sono più a rischio delle donne. Età: in Europa, Nord America e Australia il tumore del fegato insorge soprattutto dopo i 50 anni, mentre in Asia e in Africa è più frequente tra i 20 e i 50 anni. Infezioni croniche da virus dell’epatite B o C. Malattie ereditarie del fegato, ad esempio l’emocromatosi ed il difetto di alfa1 antitripsina (situazioni, queste, non rare nella popolazione italiana). Diabete. Fegato steatosico (fegato grasso), cioè l’accumulo di grasso nelle cellule epatiche. Esposizione a sostanze cancerogene naturali (ad esempio le aflatossine contaminanti alimentari prodotti da alcuni tipi di muffa) o chimiche (ad esempio le diossine). Abuso di alcol: l’alcol può essere cancerogeno di per sé, ed inoltre il consumo eccessivo porta alla cirrosi, il più importante dei fattori di rischio. Obesità: favorisce lo sviluppo di steatosi, con successiva evoluzione verso steatofibrosi e steatoepatite. Associazione di più fattori di rischio: in questo caso, non solo vi è un aumento di rischio di malattia, ma l’insorgenza è più precoce.

La prevenzione primaria si basa sull’identificazione e correzione dei fattori di rischio eliminabili: controllo del peso corporeo, limitazione del consumo di alcol, vaccinazione per l’epatite B, che in Italia è obbligatoria per i nuovi nati ed è gratuita per i soggetti a maggior rischio (per l’epatite C non è disponibile il vaccino) e diagnosi precoce delle malattie genetiche. Molto importante al fine della riduzione del rischio è l’eradicazione, mediante terapia antivirale idonea, delle infezioni da HCV e HBV. La prevenzione secondaria si base invece su controlli clinici e strumentali in pazienti a rischio, al fine di identificare eventuali tumori in stadio precoce.

Visita Medica Il medico specialistica raccoglie dati e informazioni sulla storia medica del paziente (anamnesi) e lo visita per individuare anomalie che richiedano ulteriori accertamenti diagnostici. Ecografia addominale È l’esame ecografico dell’addome completo. Mediante una sonda ecografica il medico ottiene immagini del fegato e degli organi circostanti che possono aiutare nella diagnosi. E’ un esame sicuro, efficace e veloce.

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I ordered DVD / Blueray "AL.A confidential" all I got was Blue ray & a contact # for getting the DVD which didn't work. I order My week with Marilyn ____DVD /blue ray & I got both ----so foolishly assumed the same would apply to L.A. ___ETC not so. I have no blue ray machine ----- I don't want a blue ray machine I dont want blueray movies. How do I get my dvd copy of L.A. Confidential?