ernia discale rimedi contro ematomi

Se l'hai fatto, con tutta probabilità avrai ricevuto una risposta come questa: l'alimentazione non centra assolutamente nulla con la tua malattia, vai tranquillo e mangia quello che vuoi.

Nonostante la totale ignoranza sul tema alimentazione, molti medici (per fortuna non tutti) continuano a negare la più remota possibilità di una correlazione tra alimentazione e psoriasi. E questo nonostante ci siano già centinaia di studi scientifici che attestano il legame tra questa patologia e il consumo di determinati alimenti, come i cereali con il glutine e i latticini.

In questo articolo non intendo approfondire le forme in cui la psoriasi può presentarsi, o le tecniche per diagnosticarla. Su internet esistono già centinaia di articoli di questo tipo. Analizzeremo invece nel dettaglio il rapporto tra dieta e psoriasi, evitando tecnicismi inutili e con consigli pratici su cosa fare per migliorare i sintomi agendo direttamente sulla causa.

Queste in sostanza sono le cose che scoprirai continuando la lettura:

1 Non conosco la causa? Curo il sintomo!

Grazie Gioia per aver sollevato l’inquietante argomento e…

buon appetito a tutti…Anna.

Ribelli per Caso – O’ Pacchero Lardiato.

Cara Anna, io sono arrivato alla conclusione che se mangi anche la sostanza più innocua, ammesso che ve ne sia una, ma con l’apprensione che anche quella potrebbe contenere sorprese sgradite, per via dell’interazione tra psiche e corpo, quella ti farà male comunque. Ok, tutta l’attenzione possibile per i cibi che ingeriamo, ma facciamolo con serenità PENSANDO che ci possano fare ANCHE bene, e gustandoceli in santa pace. E’ tutto vero ciò che dici: un giorno si decantano le proprietà di taluni alimenti, il giorno dopo li si demonizza. Prendiamo un alimento base come il latte: anche qui pro e contro a non finire…. Io ho uno zio di 85 anni in piena forma fisica e ancora lucidissimo di mente che da quando è nato, ogni giorno che è stato uno, mangia caffelatte con pane inzuppato al mattino e alla sera, non disdegnando qualche volta anche un po’ di carne. Frutta poca, verdura anche. Allora, signori nutrizionisti come la mettiamo? Forse che se avesse mangiato secondo gli standar salutistici attualmente più in voga potrebbe campare fino a 140 anni rispetto ai 100 che con tutto il cuore gli auguro? C’è qualcuno che può azzardare tanto? Ma senza provare – come sempre mi descrive – quella felicità per il gusto che prova quando si pappa la sua scodella di caffelatte con pane inzuppato mattino e sera? Un tempo i contadini, attingendo alla saggezza tramandata da generazioni, solevano osservare che quando uno puliva il piatto a specchio con un poco di mollica era segno di buona salute e lunga vita. Mah.. qualcosa in fondo di scientifico o solo fame atavica?

vero! …. in questo modo però torniamo prepotentemente ad avvalorare le “costituzioni” di Stagnaro!!!

ho anche io un bis-nonno morto centenario col toscano in bocca!

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ARTRITE PSORIASICA e ARTRITE REUMATOIDE TRATTAMENTI NATURALI EFFICACI E DURATURI con il METODO DEL Dr. Enzo DI MAIO MD PhD London.

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Specifici problemi di assimilazione possono essere aiutati con l'uso di enzimi digestivi a cicli terapeutici, assumendoli all'inizio dei pasti.

Fondamentale il riequilibrio di un giusto dosaggio di Vitamina D3, mentre anche l'uso di oli alimentari come l'olio di Perilla e l'olio di Ribes, contenuti in Ribilla, e alcuni Omega 3 possono risultare molto utili per il controllo dell'infiammazione e del dolore. Altri fitoterapici, come la Boswellia o altre sostanze terapeutiche come il MSM possono efficacemente contribuire al controllo del dolore.

Per anni si è pensato che l'intestino svolgesse esclusivamente funzioni di assorbimento, mentre oggi è chiaro il suo ruolo essenziale nella vita del sistema immunitario umano: come dire che “quando la pancia sta bene, sta bene l'intero organismo”.

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Fast for good.

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Radioterapia della regione testa e collo (per tumori della sfera ORL: tumori del rinofaringe, orofaringe, ipofaringe, tumori del cavo orale, tumori dei seni paranasali)

Le mucose della bocca e della gola possono infiammarsi con possibile comparsa di bruciore, difficoltà alla deglutizione, alterazione della salivazione e del gusto. Questi disturbi solitamente compaiono dopo due settimane dall'inizio del trattamento e regrediscono fino a scomparire dopo alcune settimane dalla fine della terapia. Di solito l'entità dei disturbi può essere mitigata seguendo semplici accorgimenti: evitare cibi molto salati, alcolici, fumo, cibi irritanti come gli agrumi, usare alimenti sufficientemente idratati in modo da rendere più facile la deglutizione. Una particolare cura deve essere riservata alla pulizia del cavo orale e dei denti con paste dentifricie fluorate, utilizzando il filo interdentale e sciacqui della bocca frequenti, perché, se le ghiandole salivari sono comprese nel campo di irradiazione, si verificano alterazioni della salivazione tali da favorire la comparsa della carie. È poi importante ricordare di non effettuare estrazioni di elementi dentari compresi nel campo di irradiazione e comunque avvertire sempre il medico radioterapista prima di eseguire un intervento odontoiatrico.

Radioterapia delle neoplasie cerebrali.

Occasionalmente è possibile avvertire senso di nausea, cefalea e spossatezza. L'effetto collaterale più importante è la perdita dei capelli nell'area irradiata. Quando il trattamento è concluso, è possibile che i capelli non ricrescano, o che ricrescano con colore, consistenza e forse anche spessore leggermente differenti. Il tempo di ricrescita dipende dalla dose di radiazione ricevuta e dalla durata del trattamento. Il cuoio capelluto e la pelle nell'area trattata si arrossano e si seccano, e per questo la zona può essere dolente durante la terapia. E’ consigliabile lavarsi con acqua tiepida e sapone neutro e asciugarsi delicatamente con un asciugamano soffice. Inoltre, essendo la pelle molto sensibile, è meglio non sovraesporla al sole o a correnti di aria fredda.

Un raro effetto collaterale che può verificarsi dopo la fine del ciclo di radioterapia è rappresentato da una sensazione di sonnolenza e di irritabilità che può protrarsi per alcuni giorni dalla fine, ma regredisce entro qualche settimana.

Radioterapia in sede addominale (per tumori dello stomaco, del pancreas, del colon-retto, dell’ano, della prostata, seminomi, tumori ginecologici)

Per lo stimolo irritativo esercitato dalle radiazioni sulla mucosa gastroenterica è possibile che si presentino nausea, raramente vomito, e dolori addominali crampiformi i quali possono richiedere l'assunzione di farmaci.

Se l'intestino è compreso nel campo di trattamento e soprattutto se è associata una chemioterapia, a distanza di circa due settimane può insorgere diarrea. Per prevenire e trattare tale fastidioso disturbo, il paziente dovrà osservare una dieta adeguata con scarso contenuto di fibre, consigliata dal medico radioterapista all’inizio del trattamento. Alla eventuale comparsa della diarrea saranno poi associati anche farmaci sintomatici (antidiarroici, antispastici etc.). La proctite (infiammazione dell’ultima parte del retto) può insorgere dopo 2-3 settimane di trattamento sulla pelvi con emissione di muco, impellente stimolo all’evacuazione (detto tenesmo), bruciore e infiammazione dei vasi emorroidari e dell’ano. Essa regredisce di solito con terapia adeguata. Durante il trattamento della regione pelvica sono anche frequenti i disturbi urinari. Una cistite può insorgere dopo 2-3 settimane di trattamento sulla pelvi manifestandosi con bisogno impellente di urinare associata a minzioni frequenti e nei casi più gravi sangue nelle urine. Si tratta di cistiti batteriche che sono favorite dal danno prodotto sulla mucosa vescicale da parte delle radiazioni. In tal caso si utilizzeranno i consueti presidi: elevato apporto idrico, disinfettanti urinari, antibiotici, spasmolitici.

dolori alle giunture delle gambeson pants

malattie, come il raffreddore o l’influenza, digiuno o dieta a ridottissimo contenuto calorico, disidratazione, ciclo mestruale, stress, esercizio fisico troppo intenso, mancanza di sonno.

affaticamento e sensazione di stanchezza, difficoltà a mantenere la concentrazione, ansia, perdita di appetito, nausea, dolore addominale, perdita di peso, prurito (senza rash)

La sindrome di Gilbert può causare episodi di ittero che tuttavia sono lievi, guariscono spontaneamente e non causano alcun problema fisico. Se l’ittero non scompare, vi consigliamo di consultare il medico.

La carenza dell’enzima che disgrega la bilirubina causando la sindrome di Gilbert può anche far aumentare gli effetti collaterali di alcuni farmaci, perché l’enzima serve a eliminarli dall’organismo.

In particolare l’irinotecan, un farmaco chemioterapico, può raggiungere livelli tossici se si soffre della sindrome di Gilbert, e può quindi causare gravi episodi di diarrea. Alcuni inibitori delle proteasi usati per curare l’HIV possono provocare un aumento dei livelli di bilirubina nei pazienti affetti dalla sindrome di Gilbert.

Che cos’è l’artrosi del ginocchio?

L’artrosi è una patologia che può colpire diverse parti del corpo, sebbene la forma più comune di artrosi sia proprio l’artrosi del ginocchio, e che porta alla degenerazione delle cartilagini articolari; l’artrosi è considerata una patologia non infiammatoria, tuttavia, seppur minimamente, una infiammazione è presente: l’infiammazione, quindi, non è acuta o grave, come in altre condizioni patologiche, ma può essere, comunque, riscontrata. I processi dell’artrosi che portano alla degenerazione delle cartilagini articolari sono stati ricondotti, per molto tempo, all’usura naturale dei tessuti dovuta all’invecchiamento, infatti, dato che queste condizioni venivano e vengono tuttora osservate prevalentemente nelle persone di mezza età e negli anziani e tendono a peggiorare nel tempo, si riteneva che fossero condizioni associate all’invecchiamento: i normali processi dell’invecchiamento, in realtà, non determinato le conseguenze a cui porta l’artrosi. Le ricerche scientifiche sono riuscite ad identificare alcuni enzimi che vanno a danneggiare la cartilagine articolare e sono stati individuati specifici antibiotici che riescono ad inibire questi enzimi, rallentando, di conseguenza, i processi di deterioramento a cui vengono sottoposte le cartilagini, in caso di artrosi. I processi che determinano il danneggiamento delle cartilagini, quindi, non dipendono né dall’invecchiamento, né dall’attività che si svolge, di conseguenza la riduzione delle proprie attività, nella maggior parte dei casi, non porta ad alcun sollievo per quanto riguarda il dolore delle ginocchia, causato dall’artrosi.

Quali sono i sintomi dell’artrosi del ginocchio?

Il deterioramento della cartilagine del ginocchio dovuto all’artrosi è un processo graduale, di conseguenza durante le prime fasi della patologia, molto spesso, non si avverte alcun sintomo; i sintomi, quindi, compaiono gradualmente e diventano sempre più acuti, in quanto la degenerazione delle cartilagini è progressiva, di conseguenza all’avanzare della patologia si accompagna l’acuirsi dei sintomi associati. I principali sintomi dell’artrosi sono la sensazione di rigidità del ginocchio, avvertita soprattutto nelle prime ore della mattina, il dolore del ginocchio, che si acuisce se si sale o si scende lungo le scale, la difficoltà di movimento, in quanto i movimenti diventano sempre più limitati, la sensazione di scricchiolio avvertita all’altezza del ginocchio e la condizione di debolezza delle ginocchia o, più in generale, delle gambe; può manifestarsi, tra i sintomi, il gonfiore del ginocchio, mentre, in genere, non si manifestano sintomi quali il rossore o l’aumento di temperatura nell’area del ginocchio.

Bisogna ricordare che alcuni sintomi dell’artrosi, quali il dolore e la sensazione di scricchiolio delle ginocchia, potrebbero essere ricondotti a numerose altre patologie, di conseguenza non è possibile effettuare una diagnosi solamente sulla base di questi sintomi.

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Per due motivi fondamentali:

1. Obesità e sovrappeso sono spesso associati all’artrosi, in particolare del ginocchio e dell’anca.

2. Numerosi composti alimentari posseggono attività benefiche antinfiammatorie.

1- L’obesità è uno dei principali fattori di rischio per l’artrosi. Contribuisce allo sviluppo della malattia non solo per lo s tress meccanico che il peso esercita sulle articolazioni, ma anche per una serie di sostanze contenute nel tessuto adiposo che concorrono a sostenere lo stato infiammatorio. Il tessuto adiposo rappresenta infatti un organo metabolicamente attivo che rilascia una varietà di fattori con effetto infiammatorio. Tra questi i più importanti sono la leptina, il tumour necrosis factor alfa (TNFalfa) e altre citochine come l’interleuchina-6, rilasciati da cellule (i macrofagi) che si accumulano nel tessuto dei pazienti obesi. Fortunatamente il rilascio di queste molecole può essere ridotto ed anche soppresso dalla riduzione dell’indice di massa corporea (dall’inglese body mass index – BMI) ed in particolare dalla riduzione della massa grassa.

L’associazione tra obesità e artrosi del ginocchio è più elevata per le donne che per gli uomini. Inoltre, l’impegno bilaterale delle articolazioni è più frequente nei pazienti obesi rispetto a quelli normopeso.

Studi clinici hanno dimostrato che la perdita di peso non solo porta ad una riduzione del dolore ma anche ad un miglioramento della funzione delle articolazioni specialmente se combinato con l’ esercizio fisico.