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I migliori alimenti Detox.

Trova i migliori cibi per disintossicare il tuo organismo e quelli da evitare a tutti i costi nella tua alimentazione.

Le migliori ricette Detox.

Ricordati sempre che è molto importante la postura che mantieni durante la giornata e in particolare in quei posti dove rimani per molto tempo come al lavoro o sdraiato nel letto (caldamente sconsigliata la posizione a pancia in giù).

Spesso il dolore lombare è accompagnato o seguito da dolore al nevo sciatico: potrebbe interessarti informarti meglio con quest articolo sulla sciatica (compresi sintomi, cura e rimedi).

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dr. Filippo Tartaglini.

Curriculum dell'autore dell'articolo Dr. Filippo Tartaglini: Laurea in Fisioterapia, Laurea in Scienze Motorie, Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate, Diploma in Massoterapia. Opera a Brescia. 392-0104868.

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crampi ai muscoli delle gambella music

Artrite reumatoide: come alleviare i sintomi con la giusta dieta.

Se soffrite di artrite reumatoide, probabilmente avrete sentito o letto che una dieta specifica o determinati alimenti possono alleviare la sensazione di dolore, rigidità e stanchezza. Forse, un giorno il cibo potrà diventare una delle cure per coloro che soffrono di artrite e delle malattie infiammatorie correlate. Per il momento, però, vi proponiamo qui di seguito le informazioni che possono esservi di aiuto per scindere i fatti dai luoghi comuni riguardo artrite reumatoide e dieta.

Una dieta specifica può alleviare i sintomi dell’artrite reumatoide?

Consumare determinati alimenti o evitarne altri può alleviare i sintomi dell’artrite reumatoide. Tuttavia, secondo l’ Arthritis Foundation non esiste una dieta specifica per l’artrite. D’altro canto, però, se notate che alcuni alimenti peggiorano i sintomi dell’artrite reumatoide e altri cibi, invece, li migliorano, apportare qualche cambiamento al regime alimentare che seguite abitualmente potrebbe essere una scelta quanto mai opportuna.

Uno studio recente ha dimostrato che il 30%-40% delle persone che soffrono di artrite reumatoide possono trarre giovamento dall’escludere alimenti “sospetti” identificati pianificando una dieta ad eliminazione. La dieta ad eliminazione ha come scopo la rimozione dalla dieta giornaliera di tutti i cibi considerati “sospetti” in quanto probabili fattori scatenanti della condizione del paziente. In seguito, dopo un periodo di tempo, questi alimenti verranno nuovamente introdotti nella dieta in modo graduale allo scopo di osservare l’eventuale aumento di dolore e rigidità. Per alcune persone, eliminare questi cibi “sospetti”, che sembrano causare o acuire dolore e rigidità, può essere di aiuto nel ridurre i sintomi dell’artrite reumatoide.

Cerca nel sito.

di Gabriele Piuri - Medico Chirurgo 12 Luglio 2012.

di Gabriele Piuri - Medico Chirurgo 12 Luglio 2012.

Gentile dottore,dopo un intervento di artroprotesi all'anca, mi sono venute delle calcificazioni che mi limitano fortemente i movimenti (non riesco neanche ad allacciarmi le scarpe). Mi è stato proposto un intervento chirurgico per la loro rimozione. Mi può consigliare una dieta o qualche preparato che mi possa aiutare, se non a eliminarle completamente, almeno a ridurre il numero di queste calcificazioni? Grazie e cordiali saluti.

Gentile dottore,dopo un intervento di artroprotesi all'anca, mi sono venute delle calcificazioni che mi limitano fortemente i movimenti (non riesco neanche ad allacciarmi le scarpe). Mi è stato proposto un intervento chirurgico per la loro rimozione. Mi può consigliare una dieta o qualche preparato che mi possa aiutare, se non a eliminarle completamente, almeno a ridurre il numero di queste calcificazioni? Grazie e cordiali saluti.

le calcificazioni sono espressione, in ogni parte del corpo, dell’aumento dei livelli di infiammazione.

SI PARLA DI.

Artrite e artrosi.

freddo e mal di schiena gravidanza sintomi

45 ANNI, Al mattino mi alimento con orzo cereali, biscotti integrali,semi di chia e quattro noci.A pranzo pasta e verdura alternando per due volte a settimana il pesce,tre la carne ed i giorni restanti ortaggi vari.Tutti i giorni mangio una banana ed un kiwi a merenda,ed una volta al mese mangio del fegato di vitello. Al mattino dopo un uarto d’ora dall’assunzione della colazione assumo la terapia orale del sideral e folina.In attesa di un suo risconto la saluto cordialmente.

Anche se potrebbe risultare inutile, temo che sia davvero indispensabile procedere con la colonscopia.

Ho ripetuto le analisi del sangue e ho la ferritina a 10 e il ferro a 50 sono bassi questi valori la ringrazio.

Salve, è sempre meglio mettere i valori di riferimento e l’unità di misura per avere una interpretazione migliore. Tuttavia sono valori tendenzialmente bassi per cui potrebbe essere opportuno fare una integrazione di ferro.Saluti.

Buongiorno Dott. anch’io ho il Ferro a 400, vomito sempre ho sempre male allo stomaco ed a una gamba sono dimagrita molto e non ho appetito può dipendere dal ferro alto cosa posso fare.

Ha già approfondito le cause con un ematologo?

buona sera Dottore volevo sapere un ‘informazione per quanto riguarda il valore della ferritina, mi è uscito 190,8ng e il valore di riferimento è 10,0-120.0, c’è da preoccuparsi? attendo una risposta al più presto.

Buonasera, la ferritina indica il valore dei depositi di ferro. Spesso si trova un valore elevato, se è un valore isolato non c’è di che preoccuparsi, ma andrebbe valutato il dato nel contesto generale della sua situazione clinica. Saluti.

Mi scusi dottoressa cosa si intende isolato?grazie.

Occasionale, ma soprattutto non legato ad altri parametri fuori norma (per esempio il ferro).

ernie alla colonna vertebrale scoliosi

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Dieta artrosi.

Artrosi: conoscerla per evitarla e curarla.

La terapia dell’artrosi in generale mira ad arrestare (oppure a rallentare) e a far regredire il corso della malattia o perlomeno a ridurre oppure eliminare i disturbi da essa provocati. E’ possibile classificare i trattamenti anti artrosi in tre gruppi: farmacologico, ortopedico, fisiatrico.

tutte le energie con mezzi fisici hanno delle controindicazioni (come ad esempio il diabete, la gravidanza, l’osteoporosi avanzata, gli stati febbrili, gli stati infiammatori acuti, alcune cardiopatie, l’ipertiroidismo, malattie della pelle generalizzate, eccetera) che devono essere attentamente considerate di volta in volta dal fisiatra;

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In che modo gli acidi grassi Omega 3 sono di aiuto in caso di artrite reumatoide?

Gli acidi grassi Omega 3 (i grassi polinsaturi presenti nel pesce di acqua fredda, nella frutta secca e in altri alimenti) possono avere un effetto anti-infiammatorio sull’organismo. Gli acidi grassi Omega 3 di origine marina (pesce) contengono EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico). Queste sostanze possono ridurre l’infiammazione. Alcuni studi hanno dimostrato un effetto positivo anti-infiammatorio degli acidi grassi Omega 3 in presenza di artrite reumatoide. Lo stesso in caso di malattie cardiache. Questi risultati sono di estrema importanza, poiché le persone che soffrono di artrite reumatoide presentano anche una maggiore percentuale di rischio di malattie cardiache.

Gli studi effettuati sull’essere umano con gli acidi grassi Omega 3 di origine marina, hanno mostrato uno stretto legame tra l’aumento del consumo di DHA e la riduzione dei livelli della proteina C-reattiva. Questo significa una riduzione dell’infiammazione.

Quali sono gli alimenti che contengono gli acidi grassi Omega 3 che potrebbero essere di aiuto in caso di artrite reumatoide?

Scegliete pesce di acqua fredda, come salmone, tonno e trota. Anche alcuni alimenti di origine vegetale sono un’ottima fonte di acidi grassi Omega 3, come noci, tofu, prodotti a base di soia, olio di semi di lino e semi di lino.

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L’artrosi si può curare anche con alimentazione e attività fisica.

Le articolazioni maggiormente interessate dall'artrosi sono, generalmente: la schiena, l'anca, il ginocchio, le dita delle mani e dei piedi.

Come curare l’artrosi, di che cosa si tratta L’artrosi è una patologia degenerativa della cartilagine delle articolazioni, che provoca dolore e limitazioni nei movimenti. Ne vengono colpiti uomini e donne oltre i 40 anni di età ma soprattutto gli anziani, con un picco di incidenza tra i 75 e i 79 anni, ma non sempre questa malattia provoca sintomi.

Come curare l’artrosi, dove si manifesta Le articolazioni maggiormente interessate dall’artrosi sono, generalmente: la schiena, l’anca, il ginocchio, le dita delle mani e dei piedi.

Come curare l’artrosi, le cause Le cause dell’artrosi sono principalmente l’età, il peso eccessivo e la postura scorretta, ma concorrono a provocarla anche traumi, sport svolti a livello agonistico o impegnativi per il fisico, o il logorio delle articolazioni.

Come curare l’artrosi, l’attività fisica L’attività fisica e costante lenisce il dolore e migliora la mobilità delle articolazioni. Inoltre rafforzando i muscoli si diminuisce il carico che grava su di esse, soprattutto per quanto riguarda il ginocchio. Per curare l’atrosi è consigliata un’attività di stretching leggero e di esercizi per recuperare la mobilità articolare e aumentare la stabilità, anche con l’aiuto del fisioterapista. L’allenamento dovrà essere preceduto da un buon riscaldamento, le articolazioni dovranno essere protette e le scarpe scelte con cura, in modo che ammortizzino l’impatto con il pavimento. Come curare l’artrosi, la dieta Una dieta ricca di antiossidanti, vitamine, omega 3, minerali e acqua e pochi alimenti di origine animale può aiutare a prevenire l’artrosi. Il pesce è un altro importante alimento da inserire nella dieta, da consumare almeno due o tre volte alla settimana, perché ricco di proteine ad alto valore biologico, sali minerali, vitamine e grassi poli-insaturi.

Come curare l’artrosi, meglio caldo o freddo? In caso di dolore ed infiammazione, meglio il ghiaccio senza dubbio.

Artrosi della spalla - Benvenuti su terapiadellaspalla.

Artrosi della spalla.

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PATOGENESI.

La patogenesi della FM resta senza dubbio l’argomento più controverso e sul quale sono state spese più parole, paradossalmente non perché ci siano pochi dati a disposizione, ma piuttosto perché ce ne sono troppi. Infatti, da quando sono stati introdotti i criteri diagnostici ACR, si sono moltiplicati gli studi su gruppi omogenei di pazienti con lo scopo di determinare i meccanismi eziopatogenetici alla base della FM. Sono così emersi numerosi dati di tipo anatomopatologico, neurochimico, endocrinologico a volte addirittura contrastanti tra loro e comunque non definitivi, nel senso che nessun rilievo è stato in grado di offrire una ipotesi eziopatogenetica completa ed esauriente della FM. L’unica possibilità per fare chiarezza è individuare quelli che possiamo definire i “ Fatti ” della FM, e sulla base di questi cercare di delineare un possibile percorso eziopatogenetico.

I “Fatti” della FM:

1- La FM non è una malattia ad origine “periferica”, in quanto non sono mai state dimostrate alterazioni muscolari o tendinee significative. 2- Nella quasi totalità dei casi all’esordio della FM può essere individuato un evento scatenante: trauma fisico o psichico, malattia febbrile spesso ad eziologia virale (in particolare da EBV), altro evento stressante (es. intervento chirurgico). Anche quando tale evento apparentemente non si è verificato, un’attenta indagine riesce a documentare un trauma psichico più o meno recente che si può dimostrare correlato all’insorgenza della FM. 3- Esiste certamente una familiarità per FM, anche se non sono noti i precisi meccanismi di trasmissione; alcuni lavori hanno documentato la maggiore prevalenza di alcuni alleli del sistema HLA. 4- La FM non è una malattia psicosomatica: numerosi lavori hanno dimostrato che i tratti psicopatologici dei pazienti fibromialgici sono del tutto sovrapponibili a quelli di pazienti con altre patologie caratterizzate da dolore cronico (es. artrite reumatoide) e sono quindi da considerare reattivi alla malattia di base. 5- Una delle caratteristiche della FM è l’iperattività simpatica che si traduce in particolare in alterazioni della microcircolazione periferica e centrale: alterata distribuzione dei capillari a livelllo del tessuto muscolare con ipervascolarizzazione dei tender points, fenomeno di Raynaud, alterazioni del flusso cerebrale con diminuzione del flusso in particolari aree cerebrali (nucleo caudato e talamo) responsabili della trasmissione e della modulazione del dolore. Ciò rende ragione della caratteristica fondamentale della FM e cioè della iperalgesia, in quanto il malfunzionamento di queste aree cerebrali porta ad una errata interpretazione degli stimoli dolorosi. 6- Nella FM sono state dimostrate e più volte confermate alterazioni di numerosi neurotrasmettitori, a riprova della origine “centrale” della FM: ridotta concentrazione di serotonina e 5-idrossi-triptofano nel liquor e nel plasma, ridotta produzione di melatonina, aumento di oltre 3 volte delle concentrazioni di sostanza P nel liquor. Tutti questi neurotrasmettitori sono coinvolti nella modulazione del dolore e nella regolazione del sonno. 7- Tutti i farmaci che hanno dimostrato di essere efficaci nella FM agiscono a livello del sistema nervoso centrale.

Basandosi su questi “fatti” si può quindi immaginare che in un soggetto predisposto (che verosimilmente ha ereditato un sistema neurovegetativo sbilanciato verso una iperattività simpatica forse per un deficit metabolico del sistema serotoninergico) agisca un fattore scatenante (trauma, infezione, forse anche alcuni farmaci) in grado di slatentizzare la FM. Tutti i fattori scatenanti descritti hanno in comune probabilmente la capacità di agire a livello midollare o cerebrale: per esempio è stato dimostrato che un trauma cervicale (colpo di frusta) è in grado di scatenare la FM molto più frequentemente di un trauma lombare. Si realizza quindi una redistribuzione del flusso cerebrale con ischemia relativa di alcune aree deputate al controllo delle vie del dolore con progressivo peggioramento nel tempo della sintomatologia. È probabile che alcune delle alterazioni dei neurotrasmettitori documentate siano l’effetto di questi meccanismi piuttosto che la causa. Le manifestazioni muscolari della malattia (rigidità, dolore, tender points) derivano verosimilmente da una sregolazione delle vie simpatiche midollari, secondaria alle alterazioni centrali, che controllano la vascolarizzazione e la contrazione muscolare. Tali meccanismi vengono poi potenziati e mantenuti da numerosi eventi collaterali, tutti orientati verso un mantenimento dello squilibrio neurovegetativo, che complicano lo scenario patogenetico (variazioni climatiche, alterazioni ormonali, ecc.); probabilmente in alcuni pazienti resta comunque fondamentale il meccanismo serotoninergico, mentre in altri, nel tempo, possono prevalere altri meccanismi. Importante è comunque sottolineare come queste alterazioni siano potenzialmente correggibili e reversibili. Lo dimostra il fatto che in corso di infezione da EBV sono state descritte delle classiche FM completamente regredite con la guarigione della malattia virale e che la terapia di rilassamento, verosimilmente in grado di modificare la distribuzione del flusso cerebrale, può portare a completa regressione della FM. Proprio la risposta alla terapia di rilassamento ed ai farmaci Inibitori della Ricaptazione della Serotonina(SSRI) fa ritenere che il deficit predominante nella FM sia quello delle vie serotoninergiche in grado di modulare le attività neurovegetative e che tale deficit sia correlato alla redistribuzione del flusso cerebrale.

Figura 3.

DIAGNOSI E TERAPIA.

La diagnosi di FM è a tutt’oggi basata sui criteri dell’American College of Rheumatology (ACR) del 1990 (Wolfe F. et al.: “The American College of Rheumatology 1990 criteria for the classification of fibromyalgia”. Arthritis Rheum, 1990; 2: 160-172) che prevedono la presenza di dolore muscolo-scheletrico diffuso (cioè che interessa entrambi i lati del corpo sia nella parte superiore che inferiore e che coinvolge tutta la colonna vertebrale) da almeno 3 mesi associato a dolorabilità di almeno 11 dei 18 tender points illustrati nella Figura 2. L’utilizzo di tali criteri ha costituito un importantissimo passo in avanti nella comprensione della FM consentendo di standardizzare la diagnosi e di potere confrontare i lavori scientifici, in particolare quelli di tipo epidemiologico, non essendovi alcun esame di laboratorio o radiologico che possa diagnosticare la fibromialgia. I test di laboratorio e gli esami strumentali possono essere utili per escludere la presenza di altre patologie, come ad esempio l’ipotiroidismo, che può causare segni e sintomi simili alla fibromialgia. Una attenta anamnesi e un esame obiettivo accurato possono escludere altre condizioni cliniche di dolore cronico e di astenia. Poiché i sintomi di fibromialgia sono così generici e spesso sono simili a quelli di altre malattie, molti pazienti vanno incontro a complicate e a volte ripetitive valutazioni prima che venga diagnosticata tale patologia ( Figura 4 ).