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I disturbi possono essere anche di modesta entità e svanire da sé. Spesso a pazienti che lamentano problemi quali vertigini, capogiri, suono fastidioso e inesistente nell’orecchio (acufene) si diagnostica la “cervicale”: in realtà questi sintomi sono riferibili a una possibile sofferenza dei vasi arteriosi del circolo vertebro-basilare o comunque a patologie diverse dalla spondilosi cervicale. La spondilosi cervicale si evidenzia sulle semplici radiografie nel 90% dei maschi oltre i 50 anni e nel 90% delle donne oltre i 60 anni. Infatti la degenerazione cervicale cronica è la causa più frequente di deterioramento progressivo del midollo spinale e delle radici nervose.

In caso di spondilosi lombare, invece, il classico disturbo è il dolore lombare cronico che peggiora in posizione eretta o camminando. In alcuni casi si parla di claudicatio neurogena: i soggetti durante la deambulazione avvertono dolori agli arti inferiori (spesso entrambi) che li costringono a fermarsi dopo un breve tratto di strada (maggiore è la stenosi del canale, più corto è l’intervallo del cammino). Contrariamente a quanto avviene per i dolori agli arti inferiori causati da malattie vascolari, una pausa nella deambulazione non risolve i sintomi. Anche questi pazienti possono riferire disturbi motori, sensitivi e sfinterici; spesso, però, non c’è una netta distribuzione di una ernia discale lombare, poiché le radici nervose sofferenti sono diverse e non tutte soffrono allo stesso modo. L’uso di tecniche neuroradiologiche avanzate, quali la Tomografia Computerizzata (TC) e la Risonanza Magnetica (RM) ci consente di fare la corretta diagnosi e di programmare il migliore trattamento per il singolo caso. Le semplici radiografie della colonna, completate dagli studi dinamici (cioè durante la flessione e l’estensione della colonna) servono per completare gli studi in alcuni pazienti selezionati.

COME SI CURANO?

Trattamento conservativo. Deve essere tentato come prima strada terapeutica in quasi tutti i casi, soprattutto in assenza di deficit neurologici e quando il sintomo predominante è il dolore. Questo trattamento consiste in: dieta (nei casi di patologia lombare); fisioterapia, ginnastica funzionale o stretching, nuoto e massaggi; terapia farmacologica. Trattamento chirurgico per spondilosi cervicale. Questa patologia richiede interventi più complessi, attuati per via anteriore e posteriore con lo scopo di eliminare la compressione sul midollo e allargare il canale spinale. Nel primo caso, vengono asportati 1, 2 o anche 3 vertebre con i dischi interposti; il tutto viene sostituito con un innesto di osso autologo, fissato con una placca e viti metalliche per mantenerlo in sede. Come per le ernie discali cervicali è necessario indossare un collare cervicale rigido per 6-8 settimane. In caso di approccio posteriore, utile soprattutto quando non è possibile rimuovere 4 o 5 vertebre, si rimuove o semplicemente si apre l’arco vertebrale posteriore, permettendo al midollo di spostarsi posteriormente per “sfuggire” alla compressione anteriore. I risultati del trattamento sono difficili da quantificare con precisione, sia per i diversi approcci chirurgici che si possono adottare sia per i differenti livelli di gravità con cui la malattia si presenta. In generale si può affermare che le possibilità di miglioramento sono inversamente proporzionali alla gravità dei deficit neurologici preoperatori e che si ottiene un miglioramento clinico in circa il 70% dei casi. Un restante 20-30% dei pazienti risulta invariato dopo l’intervento. Purtroppo nel 66% dei soggetti la sofferenza midollare peggiora progressivamente fino a obbligare queste persone a letto o su una sedia a rotelle: in questi casi, se si riesce ad arrestare la progressione della malattia con un intervento appare già come un risultato molto importante e positivo. Trattamento chirurgico per stenosi lombare. Come per la spondilosi cervicale lo scopo dell’intervento chirurgico è aumentare lo spazio a disposizione delle radici nervose. Si preferisce un approccio posteriore che permette di rimuovere sia l’osso anomalo che i dischi intervertebrali ed eventualmente di stabilizzare la colonna con placche e viti transpeduncolari. In tutti i casi in cui viene effettuata una stabilizzazione interna e una fusione ossea è necessario indossare un busto ortopedico per circa 2 mesi. Sui risultati del trattamento valgono le medesime considerazioni fatte per la spondilosi cervicale. Tuttavia, la gravità dei disturbi lamentata da questi pazienti è generalmente minore e l’evoluzione naturale della malattia è molto meno invalidante. In generale, pertanto, in oltre il 70% dei pazienti ci si attende un miglioramento clinico con risoluzione dei disturbi e ripresa delle normali attività.

LA DIETA PER LA CONVALESCENZA.

Dopo gli antibiotici.

Se si sono assunti antibiotici, bisogna tener presente che - oltre che nei confronti dei germi responsabili dell’infezione – questi hanno anche agito sulla flora intestinale, la cui integrità è fondamentale per le funzioni digestive, per la sintesi di vitamine e di altre sostanze utili e per impedire lo sviluppo di germi patogeni nel colon. Diventa perciò consigliabile per una o due settimane inserire quotidianamente, nella prima colazione o negli spuntini, alimenti ricchi di fermenti lattici, preziosi per la flora intestinale. Quindi yogurt, kefir, latti fermentati: in commercio inoltre è possibile trovare molti prodotti – i cosiddetti probiotici – addizionati di vari fermenti, che resistono meglio all’acidità gastrica arrivando più numerosi là dove servono. Anche le verdure lattofermentate come i crauti sono benefiche non solo per l’intestino, grazie alla loro ricchezza di fermenti e di vitamine del gruppo B e C. A casa, o nei negozi di alimentazione naturale, è possibile trovarli preparati nel modo tradizionale, mentre quelli in scatola che si trovano nella grande distribuzione sono stati sottoposti ad alte temperature e perciò hanno perso in parte le loro virtù.

Alimenti sì, alimenti no.

Remedios para la artrosis.

La artrosis es una enfermedad que afecta las articulaciones y que consiste en el desgaste de la almohadilla (llamado cartílago articular) que hay entre hueso y hueso.

La pérdida del cartílago hace que los huesosse rocen y se vayan aplastando lo que provoca dolores, inflamaciones y deformidades permanentes en las articulaciones.

La artrosis usualmente se presenta en las articulaciones de mayor movimiento.

Algunas de estas articulaciones son como las de los hombros, columna vertebral cervical (que impide mover la cabeza con facilidad y puede provocar mareos) y lumbar, caderas, rodillas y tobillos y las manos.

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Marco Lanzetta.

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La frutta e la verdura sono importanti perchè contengono antiossidanti che aiutano il sistema immunitario a lavorare meglio. Bisogna assumere almeno 5 porzioni al giorno. I frutti da preferire sono quelli rossi, l’avocado, l’anguria, l’uva, soprattutto quella nera. L’anguria in particolare riduce i livelli della proteina C-reattiva, colpevole dell’infiammazione e l’uva nera contiene resveratrolo, un potente antinfiammatorio.

Pe r combattere i radicali liberi mangia crucifere, broccoli e spinaci sono da preferire in quanto sono pieni di antiossidanti come vitamina A, C e K e contengono inoltre alti contenuti di calcio, essenziale per chi soffre di artrosi e artrite. Oltre a broccoli e spinaci, anche i cavoletti di Bruxelles e i cavolfiori contengono sulforafano che blocca il processo infiammatorio e i danni alla cartilagine. Altro alimento da preferire per coloro che soffrono di queste patologie sono i peperoni, grande fonte di vitamina C che pone attenzione alle ossa ed è fondamentale per proteggere la cartilagine. E’ importante che si prediliga la cottura a vapore sulle altre poiché quella a vapore preserva tutti i nutrienti delle verdure come vitamine e antiossidanti. L’olio d’oliva extravergine è un potente antinfiammatorio naturale poiché contiene oleocantale.

Come d etto prima, fare un leggero esercizio fisico come passeggiate è la cosa migliore perché apporta benefici alle articolazioni, abbassa la pressione del sangue, rafforza il cuore e diminuisce il rischio di fratture. Mezz’ora di camminata al giorno sarà sufficiente per avere un miglioramento dei sintomi.

Dieta artrosi.

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L’artrosi del ginocchio o gonartrosi colpisce prevalentemente le donne in età matura nella forma primaria e i giovani uomini (per lo più sportivi) nella forma secondaria ad eventi traumatici. Il dolore insorge o si accentua durante la deambulazione, specie nel scendere le scale e si irradia alla faccia antero-laterale della gamba, ma si può verificare anche con la protratta tensione del ginocchio (ad es. durante la guida prolungata nell’arto che preme l’acceleratore).

Artrite dei piedi.

L’artrosi del piede è la causa più frequente del cosiddetto piede doloroso che consegue generalmente a traumi di calzature non idonee o a modificazioni della statica del piede. Nell’artrosi dell’articolazione metatarso falangea del primo dito sono presenti un appiattimento dell’arco anteriore valgo, associati a una borsite. L’appiattimento dell’arco anteriore causa l’appoggio sul terreno delle teste dei primi metarsi e la conseguente insorgenza di una metatarsalgia denominata sindrome da insufficienza del primo metatarso.

La rara artrosi astrangalo-calcaneare si manifesta in genere con blocco doloroso del retropiede.

L’articolazione tibio-tarsica viene colpita dall’artrosi solo in seguito a eventi traumatici. Il quadro è caratterizzato da edema perimalleolare, dolore nella stazione eretta e nella deambulazione, molto dolore alla pressione al collo del piede e impotenza funzionale a volte spiccata.

L’importanza della diagnosi.

La diagnosi richiede la differenziazione da artriti infiammatorie: nell’artrosi mancano segni di infiammazione, gli esami di laboratorio risultano normali e l’esame radiografico è caratterizzato da restringimento degli spazi articolari, osteofiti e aumentata densità dell’osso subcondrale (sotto la cartilagine). Spesso non vi è corrispondenza tra l’entità delle anomalie riscontrate all’esame radiografico e i sintomi; può capitare di rilevare dalla radiografia una degenerazione importante che però manifesta sintomi leggeri e viceversa. La TAC è fondamentale per la diagnosi di ernia al disco.

I farmaci e gli effetti collaterali.

Il primo farmaco che viene utilizzato nel trattamento dei sintomi dell’artrosi è l’aspirina. Questa è abbastanza efficace per ridurre il dolore, ma la dose terapeutica è abbastanza alta e può dare manifestazioni di tossicità come disturbi allo stomaco e tinnito all’orecchio. Spesso sono utilizzati farmaci antiinfiammatori, i FANS, che però danno anch’essi effetti collaterali come dolori di stomaco, vertigini, cefalea. Studi sperimentali dimostrano che tutti questi farmaci, sebbene diano un sollievo a breve termine, possono provocare, nel tempo, ulteriori danni alla cartilagine in quanto inibiscono la sintesi della matrice del collagene e aumentano la distruzione cartilaginea, dunque alleviano i sintomi ma accelereno il progredire della malattia.

L’approccio farmacologico con fine antiinfiammatorio presenta un limite considerevole, vista la tolleranza organica limitata nel tempo (soprattutto da parte della mucosa gastrica) da una parte, e la necessità di una terapia prolungata se non addirittura a tempo indeterminato, dall’altra.

Attraverso i trattamenti bioenergetici quantistici, si può aiutare il sistema connettivo e il sistema immunitario, ma non solo, promuovere l’allontanamento di sostanze che depositandosi sulle articolazioni possono determinare un peggioramento del quadro, rallentare il progredire della degenerazione tissutale, valutare le carenze organiche, che sono diverse da persona a persona. Solo valutando caso per caso i rimedi naturali più adatti, come le integrazioni nutrizionali carenti specifiche possono portare a un’assunzione molto più limitata dei comuni antinfiammatori, con una logica riduzione degli effetti collaterali a essa associata.

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Come prevenire l'artrosi.

Questa è una delle malattie reumatiche più frequenti che esistano, si presenta per l'usura della cartilagine e genera diversi problemi per il movimento delle articolazioni. È molto più comune nelle donne rispetto agli uomini e sempre più persone giovani iniziano a soffrirne. Per questo è importante sapere come prevenire l'artrosi e tutelare la nostra salute. Su unCome.it ti diamo alcuni consigli su questo tema.

Se in famiglia ci sono casi di artrosi è molto importante provare a curare l'alimentazione e mantenere peso adeguato corrispondente alla statura. Le persone con obesità vanno incontro a un maggiore rischio di soffrire di artrosi a causa del sovraccarico subito dalle loro articolazioni.

Non dimenticare il consumo di calcio nella tua dieta, non solo per prevenire tale malattia ma altre patologie come l'osteoporosi, anche questa più comune nelle donne. Consulta il tuo medico per sapere se è necessario prendere qualche supplemento.

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3. Centrifugato di ananas, mele e sedano.

Un centrifugato rinfrescante e depurativo, grazie alle proprietà dell’ananas e del sedano! Mettete nella centrifuga due fette di ananas fresco, due gambi di sedano e una mela. Trovate altri 9 centrifugati depurativi QUI >>

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4. Centrifugato di verdure verdi.

Questo centrifugato vi darà energia e vi aiuterà a depurare il vostro organismo: usate un mazzo di spinaci baby, un cetriolo, due gambi di sedano e mezza mela verde. Centrifugate e terminate con l’aggiunta di succo di limone a piacere.

5. Centrifugato di fragole, pesca e anguria.

Il più dolce di tutti i centrifugati: niente zucchero ma i frutti più amati dalle donne! Mettete nella centrifuga circa una decina di fragole, una pesca e una fettina di anguria: potete utilizzare un cucchiaio di succo di lime per renderlo più leggero e dissetante, ma anche senza è davvero delizioso!

Come si manifesta e in che modo si cura questa patologia che può colpire anche bambini molto piccoli Contrariamente a quanto si possa pensare, l’artrite può colpire anche i bambini. L’artrite cronica giovanile (ACG), un’artrite cronica dell’infanzia, inizia prima dei sedici anni e a volte può colpire anche bambini di 6 mesi. E’ attualmente la […]

Come si manifesta e in che modo si cura questa patologia che può colpire anche bambini molto piccoli.

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’artrite può colpire anche i bambini. L’artrite cronica giovanile (ACG), un’artrite cronica dell’infanzia, inizia prima dei sedici anni e a volte può colpire anche bambini di 6 mesi. E’ attualmente la più frequente malattia reumatica cronica del bambino.

Come si presenta L’artrite cronica giovanile colpisce più frequentemente il sesso femminile e la sua causa è ancora sconosciuta. Inizia di solito con una tumefazione articolare che dura a lungo e si può estendere ad altre sedi. Il dolore può anche essere modesto, ma ciò che colpisce i genitori è l’importante rigidità al mattino lamentata dai bambini. L’artrite cronica giovanile è diversa dall’Artrite Reumatoide dell’adulto. Le guarigione, infatti, si ottiene in circa i due terzi dei bambini colpiti da artrite cronica giovanile, mentre la maggior parte degli adulti con AR continuano ad avere infiammazione e deformità nelle articolazioni spesso per tutta la vita.

Qual è la sua causa? Innanzitutto l’Artrite Cronica Giovanile è una malattia ad eziologia ignota, vale a dire che “non se ne conosce la causa”. Vi sono alcune considerazioni, tuttavia che devono essere chiarite. La prima è che l’artrite cronica giovanile non ha alcuna relazione con i cosiddetti “reumatismi nel sangue” o Febbre reumatica che trova la sua causa nello Streptococco beta emolitico di gruppo A. Sono due malattie completamente diverse e da non confondere. Un elemento comune a tutti i tipi di Artrite Cronica Giovanile (ACG) è l’infiammazione. Durante il decorso della malattia la membrana protettiva delle articolazioni conosciuta come membrana sinoviale si infiamma. Fattori esterni come i virus sembrano giocare un ruolo importante nello scatenamento della malattia. I ricercatori hanno dimostrato che alcuni virus hanno caratteristiche fisiche simili a quelle delle cellule del corpo. Quando tali virus infettano il corpo inducono le cellule di tipo B e T a moltiplicarsi. Queste cellule producono poi anticorpi, speciali proteine che hanno il compito di distruggere il virus invasore. Nell’artrite cronica giovanile tuttavia gli anticorpi riconoscono e danneggiano anche proteine del corpo oltre al virus con un meccanismo di reazione crociata. Una delle aree più promettenti di ricerca in questa malattia è la genetica. I ricercatori negli ultimi 10 anni hanno sviluppato vari studi per capire come il corredo genetico di un individuo influenzi la sua predisposizione all’artrite.

Tre tipi di artrite cronica giovanile L’artrite cronica giovanile è classificata in base al numero delle articolazioni coinvolte. Ci sono tre distinti tipi di artrite cronica giovanile che riflettono i diversi sintomi e segni accertati nei primi tre mesi della malattia. La forma sistemica è caratterizzata da febbre intermittente (1 o 2 puntate giornaliere) con valori di 39-40 °C associata talvolta a macchioline cutanee fugaci. La febbre si accompagna a dolori alle articolazioni. Un’artrite vera e propria può non essere presente all’esordio della malattia ma comparire a distanza di settimane o mesi. In questa forma non vi è predilezione di sesso o di età. Circa il 25-30% dei bambini hanno il tipo poliarticolare che coinvolge 5 o più articolazioni. La malattia si può accompagnare a febbricola, stanchezza e calo dell’appetito. Le femmine sono di gran lunga più colpite. La ricerca del Fattore Reumatoide, tipico delle forme dell’adulto, è nella maggior parte dei casi negativa. Sono spesso colpite da questa forma le piccole articolazioni e i bambini tendono a manifestare maggiori segni di dolore e rigidità specie al mattino. Le forme pauciarticolari interessano circa il 40-50% di bambini colpiti da artrite cronica giovanile, per lo più le femmine. Sono coinvolte non più di 4 articolazioni e non si hanno mai sintomi sistemici. I bambini che sviluppano questa forma iniziano a presentare sintomi prima dei 5 anni e normalmente l’artrite interessa le articolazioni maggiori come ginocchia, caviglie o polsi. Un aspetto particolare associato a questa forma è l’insorgenza di uveite, un’infiammazione agli occhi, di solito asintomatica, che può causare perdita di vista e altre complicazioni. La prognosi è generalmente buona ma non bisogna dimenticare che l’artrite e l’uveite hanno due decorsi completamente indipendenti per cui un bambino guarito dall’artrite deve continuare i suoi controlli dall’oculista in quanto la complicanza oculare, potrebbe determinare danni irreversibili fino alla cecità.

Come si cura? Essendo una malattia da causa ignota, non esiste una terapia in grado di eliminarne la causa e, quindi, di indurre a guarigione. Il trattamento dell’artrite cronica giovanile ha pertanto lo scopo di ridurre il dolore, controllare l’infiammazione sistemica e articolare e di mantenere, con misure di tipo riabilitativo, in buono stato funzionale le articolazioni coinvolte. La terapia richiede tempi lunghi e va proseguita fino al conseguimento della remissione definitiva. E’ una terapia complessa che richiede l’integrazione di diverse figure specialistiche (pediatra-reumatologo, fisiatra, oculista, ortopedico) e un adeguato sostegno al piccolo paziente e alla sua famiglia. Nei paesi scandinavi ed anglosassoni ed, in parte, anche in Italia questi piccoli pazienti vengono seguiti in Centri Specialistici di Pediatria che hanno sviluppato uno specifico interesse per queste malattie e da anni si dedicano all’assistenza e alla ricerca in questo ambito. Il trattamento farmacologico prevede l’impiego dei farmaci anti-infiammatori non steroidei detti comunemente FANS, corticosteroidi, e farmaci antireumatici quali il Methotrexate a basse dosi, Idrossiclorochina o Ciclosporina A. Negli ultimi anni sono stati sperimentati trattamenti cosiddetti “biologici” che utilizzano, cioè, sostanze che interferiscono con i meccanismi immunologici della malattia. In studi clinici controllati su pazienti adulti e bambini affetti da Artrite Reumatoide in fase attiva, e resistenti ai comuni farmaci immunosoppressori, questi “prodotti biologici” hanno dimostrato una buona efficacia, ma è ancora presto per poterne stabilire, specie nel bambino, la sicurezza e l’assenza di effetti collaterali. La terapia fisica e occupazionale ha lo scopo di prevenire la comparsa di deformità articolari. La chirurgia ortopedica può essere necessaria per correggere anchilosi articolari ed eventuali retrazioni dei tessuti molli periarticolari. Talvolta il danno articolare è talmente grave da richiedere la completa sostituzione dell’articolazione mediante l’applicazione di protesi articolari.

Esercizi per combattere l’artrosi del gomito.

28 agosto 2012 Ossa Lascia un commento 3,196 Visite.

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1. BORSITE DEL GOMITO.

La borsite è un processo infiammatorio della borsa sierosa di un’articolazione che rende difficile il movimento dei tendini e dei muscoli circostanti. Le borsiti tendono a colpire alcune sedi specifiche:

– olecrano subdeltoideo, detto anche “gomito dello studente”; – trocanterica; – radio omerale; – prerotulea (prepatellare), detta anche “ginocchio della lavandaia”; – infrapatellare, detta anche “ ginocchio del posatore”.

In questa sede, ci occuperemo della borsite del gomito: la borsa, posizionata tra la cute e l’olecrano dell’ulna, può infiammarsi a causa di un qualsiasi evento traumatico accusato dalla loggia posteriore del gomito.

La patologia si manifesta a seguito di pressioni e/o frizioni esercitate sul gomito e colpisce soprattutto gli sportivi che praticano il wrestling. Il primo sintomo evidente è la tumefazione.