osteoartrosi colonna vertebrale immagini google

Il macchinario che combatte artrite ed artrosi (e altre patologie) funziona con delle scariche.

Quando la macchina viene attivata, il manipolo a pistola emette una scarica: l’alta frequenza polarizza così i tessuti a distanza, aprendo i canali ionici che permettono all’ozono di essere incanalato nei tessuti che necessitano di cura. L’ozono penetra nella profondità dei tessuti trattandoli terapeuticamente.

Questa funzione è aumentata dalle onde soniche generate nella camera che aumentano la penetrazione di ozono.

I benefici di Sorazon.

Quali sono i benefici per i pazienti affetti da artrite e artrosi? Sorazon pensa a questo.

Dopo aver visto tecnicamente come agiscono le scariche e come penetra l’ozono nei tessuti trattati, vediamo cosa accade quando la scarica viene interrotta.

Proprio in questa situazione vengono fuori i benefici di Sorazon. Interrotta la scarica, i canali ionici si chiudono intrappolando l’ozono nei tessuti profondi.

In questo momento l’ozono rilascia ossigeno a livello capillare, senza effetti collaterali per il paziente, ma solo cure.

Il Dottor Giorgio Pizzarello del reparto di Ortopedia e Traumatologia-Chirurgia Artroscopica di Roma è favorevole al trattamento dell’artrite ed artrosi con Sorazon.

La tecnica come il macchinario sono innovativi, non hanno effetti collaterali per i pazienti e usano una terapia strettamente naturale grazie all’impiego di ozono, sostanza naturale e benefica.

Il tipo di alimentazione può avere un ruolo importante nella prevenzione?

In realtà, possiamo consigliare di seguire una dieta equilibrata ricca di frutta, di verdura e quindi di antiossidanti, anche se sembrerebbe che solo ad alte dosi, la vitamina C e D possano rallentare il decorso della malattia.

Sono però necessari ancora studi di alta evidenza per definire meglio il ruolo degli antiossidanti, e quindi delle vitamine, nella prevenzione dell’artrosi.

In conclusione, possiamo affermare che ancora oggi non abbiamo una cura risolutiva della malattia. La malattia sembra essere causata dall’azione di più fattori, quindi multifattoriale. È, appunto, questa multifattorialità che rende più difficile trovarne la cura.

Nonostante ciò, i mezzi a nostra disposizione per fronteggiare al meglio l’artrosi sono tanti ma sono poco attuati. Si stima che a meno della metà dei pazienti affetti viene consigliata e prescritta una terapia e quando questa viene somministrata l’artrosi è già quasi sempre in una fase avanzata.

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OPINIÓN: La leche y sus derivados tienen consecuencias graves para tu salud.

Por Raquel Pérez de León Nota del Editor: Raquel Pérez de León es Licenciada en Nutrición, especializada en clínica y deporte. Síguela en su cuenta de twitter: @raq_nutriologa (CNNMéxico) — Siempre nos han dicho que tomar leche es indispensable para crecer y mantener saludables nuestros huesos y dientes. Me parece que la industria de los lácteos nos ha…

10:54 ET (14:54 GMT) 19 junio, 2013.

Por Raquel Pérez de León.

Nota del Editor: Raquel Pérez de León es Licenciada en Nutrición, especializada en clínica y deporte. Síguela en su cuenta de twitter: @raq_nutriologa.

(CNNMéxico) — Siempre nos han dicho que tomar leche es indispensable para crecer y mantener saludables nuestros huesos y dientes. Me parece que la industria de los lácteos nos ha vendido ese mensaje por años.

Pero lo cierto es que el consumo de leche y sus derivados está relacionado con consecuencias graves a la salud, como cáncer, obesidad, osteoporosis, alergias y problemas digestivos, entre otros.

La información existe: estudios científicos de universidades de prestigio lo comprueban, sin embargo, ¿por qué no llega a nuestras manos? ¿quién va a atreverse a cuestionar a sectores como el de la industria de los lácteos?

Analisi anamnestica. Raccolta, interrogando il paziente, di tutte le informazioni utili alla diagnosi. Come ad esempio: storia clinica del paziente e dei suoi stretti familiari, stile di vita, come è insorta la malattia, etc. Analisi di sintomi e segni. Esame obiettivo.

L’ipotesi di diagnosi formulata sarà poi c onvalidata dai risultati delle seguenti indagini cliniche:

Radiografia dell’articolazione. Ovviamente in detta radiografia la cartilagine, che è un tessuto molle, non è visibile. Ma risulteranno chiaramente visibili i profili dei capi ossei e l‘ampiezza della rima tra loro che forniranno chiara indicazione dello stato della cartilagine. Risonanza magnetica nucleare. Fornisce una visione dei tessuti molli e perciò può servire a visualizzare lo stato delle cartilagini, capsula articolare, membrana sinoviale, etc. Analisi del sangue. Serve ad escludere altre malattie reumatiche come: gotta, artrite reumatoide.

Trattamento dell’artrosi deformante.

Non esiste alcuna cura risolutiva per l’artrosi deformante. Esistono invece una serie di trattamenti in grado di mantenere sotto controllo i sintomi.

Trattamento farmacologico.

Serve a contenere il dolore ed eventualmente a modulare l’infiammazione. Si utilizzano solitamente:

Paracetamolo. E’ noto anche come acetaminofene (commercialmente come Tachipirina o Tylenol) ed è un antidolorifico. Non ha eccessive controindicazioni ma è di scarsa efficacia se il dolore è severo. FANS. Riducono l’infiammazione e tengono sotto controllo il dolore. Hanno però diversi effetti collaterali: creano problemi allo stomaco, problemi di coagulazione sanguigna e problemi cardiovascolari. Sono perciò consigliabili le preparazioni topiche (pomate) che sono abbastanza efficaci e danno meno controindicazioni. Infiltrazioni di cortisone. Si inietta il cortisone direttamente nella capsula articolare. Il cortisone combatte l’infiammazione e conseguentemente lenisce il dolore. Il cortisone va comunque usato con attenzione e in quantità contenute in quanto può accentuare il danno alla articolazione. Infiltrazioni di acido ialuronico. L’acido ialuronico ha una composizione che è molto vicina a quella del liquido sinoviale pertanto aumenta la lubrificazione dell’articolazione e funge da ammortizzatore lenendo il dolore. Una infiltrazione ha effetto per 4 o 5 mesi e poi dovrà essere ripetuta.

caldo o freddo per mal di schiena gravidanza sintomi

evito di prolungare la discussione perché ormai siete convinti che lo zucchero bianco sia veleno. sappiate comunque che vivere in città crea più problemi. i coloranti ed i conservanti sono ben peggio dello zucchero raffinato. cuocere con oli è ben peggiore, soprattutto con gli oli con punto di fumo basso. cuocere frutta e verdura fa perdere praticamente tutte le vitamine, sia che esse siano liposolubili sia che siano idrosolubili. l'affumicatura dei cibi è più nociva della raffinazione dello zucchero. per non parlare poi dei medicinali. perciò da quanto dite, per essere coerenti dovreste abitare in alta montagna e mangiare solamente frutta e verdura coltivata,rigorosamente cruda.

Scritto da: gabriele Data: 30 Gennaio 2014 alle 14:31.

per antonio: il miele nocivo?l'hai letto in uno di quei siti spazzatura che dicono che il kebab scondito (massimo un etto di carne) può contenere fino al 346% di grassi saturi e fino al 277% del sale che una persona dovrebbe assumere in un giorno (quindi su 100 grammi di carne ci dovrebbero essere 103 grammi di grassi saturi e 277 grammi di sale-considerando un solo grammo di sale consigliato al giorno)

Scritto da: Antonella zinni Data: 30 Gennaio 2014 alle 19:00.

X Gabriele,forse nn hai capito che io non sono vegana igienista tendenzialmente crudista, forse nn conosci questi questo stile di vita, ti invito a fare una ricerca su internet. Forse nn hai capito che tutto ciò cge hai elencato che nuoce alla salute lo evito. Faccio attività fisica, faccio massaggi, passeggiate all'aperto in alta montagna, mi nutro solo con prodotti bio ecc, purtroppo molte altre cose nn posso controllarle, come l'inquinamento ecc. Ma sr mi dici che un cucchiaino di zucchero nel caffe nn fa male, mu sa che sei fuori strada, sono due veleni micidiali che oltre a dare dipendenza sono nervini, cioe sollecitano il sistema nervoso in maniera anomala, creando col tempo grossi danni.

Scritto da: Antonio Data: 30 Gennaio 2014 alle 19:57.

. Certo che vivere in città è molto peggio ma quello che ho scritto è affermato da un nutrizionista nel suo libro "mangia che ti passa" di Filippo Ongaro. Lo stesso é un nutrizionista che cura l alimentazione degli astronauti prima,durante e dopo le missioni spaziali.. e passare 6 mesi in assenza di gravità è paragonabile a 10 anni sulla terra, quindi credo che le sue affermazioni siano molto più "avanti" della normale nutrizione..

un ernia cervicale ginnastica

Cosa si può fare per rallentare o prevenire la comparsa?

L’artrosi si cura anche a tavola?

“Sicuramente. Bisogna giocare d’anticipo con una dieta mirata che rallenta la progressione che contribuisce a determinare il dolore, se la malattia si è già manifestata e la previene nei soggetti a rischio”

Come funziona la dieta?

“Il regime va personalizzato su ciascun paziente in base ad alcuni test da eseguire in centri specializzati. In generale, i cibi da abolire o ridurre al minimo (perché contengono sostanze ‘nemiche’) sono tutti gli alimenti di origine animale: la carne di tutti i tipi, il pesce (tranne quello azzurro un paio di volte alla settimana), tuorlo d’uovo e formaggi. No, allo zucchero e a tutto ciò che lo contiene, alle farine raffinate, alle patate, ai pomodori e tutte le solanacee (che contengono un pesticida naturalmente tossico). Disco verde per farine e cereali integrali”.

Una bella rivoluzione. Ma non va a scapito del gusto?

“Assolutamente no. Ho sperimentato in prima persona tutte le ricette proposte nel libro “La dieta antiartrosi” e le assicuro che i piatti sono veramente appetitosi. Inoltre un regime alimentare corretto tiene alla larga dagli antinfiammatori e permette di tornare a una vita normale. Una paziente mi ha raccontato che, nutrendosi in modo adeguato, ha ripreso a ballare. Cosa le sembra meglio?”

Si perde anche peso?

cerotto antinfiammatorio schienale letto

La cartilagine articolare è un tessuto elastico di colore bianco perlaceo, formato da cellule tondeggianti, i condrociti che secernono una sostanza costituita da fibre elastiche e collagene. E' formata principalmente da acqua ed è priva di sali minerali.

Il tessuto cartilagineo è poco vascolarizzato in quanto carente di capillari sanguigni. ll nutrimento dei condrociti avviene tramite il fenomeno della diffusione, un processo lento e molto meno efficace della circolazione sanguigna. Le capacità rigenerative di questo tessuto sono bassissime.

Il liquido sinoviale è a diretto contatto con la cartilagine articolare e oltre ad ammortizzare i movimenti ne assicura il nutrimento.

Il liquido sinoviale è in continuo scorrimento dentro l'articolazione: a seconda dei movimenti e dei carichi viene assorbito o rilasciato dalle cartilagini e dalle membrane presenti, che funzionano come delle spugne.

Classificazione.

2- Estatura = 1.78 m. (70 pulgadas* x 0.0254). (1.78) 2 = 3.17 m 2.

3- IMC = 68.2/3.17 = 21.5.

*1 pie tiene 12 pulgadas (5 pies x 12 pulgadas = 60 pulgadas + 10 pulgadas = 70 pulgadas)

¡Adelgace y siéntase mejor! Visite nuestra Guía para adelgazar.

Guía para una dieta saludable.

Es recomendable conservar un peso sano y consumir alimentos antiinflamatorios para manejar los síntomas de la artritis y retrasar el progreso en el deterioro de las articulaciones.

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Con i progressi della medicina si è riusciti ad ottenere un significativo aumento delle aspettative di vita. A questo effetto indubbiamente positivo fa da contraltare il fatto che l’aumentata longevità comporta una maggiore usura delle articolazioni, specialmente quelle da carico.

Nello specifico il ginocchio risulta essere un’articolazione particolarmente predisposta all’usura che si rende evidente tanto più si va avanti con l’età. La manifestazione patologica di questa usura è l’artrosi. L’artrosi del ginocchio è una patologia degenerativa caratterizzata dal consumo della cartilagine articolare che comporta una deformazione dell’articolazione e la comparsa progressiva di dolore. La cartilagine articolare è un tessuto “nobile” che ricopre le superfici articolari. Nel ginocchio questa ricopre il femore e la tibia nelle porzioni dei condili femorali e del piatto tibiale. Questo tessuto una volta consumato non può essere rigenerato dal corpo umano. La funzione della cartilagine è quella di diminuire l’attrito a livello dell’articolazione e fare da “cuscino” protettivo. L’aspetto di una normale superficie articolare è assimilabile a quella di una palla di biliardo in quanto perfettamente liscia e morbida al tatto per attutire il carico. Traumi al ginocchio o la semplice usura dovuta all’età consumano la cartilagine ed espongono il sottostante osso subcondrale il quale non è perfettamente liscio ed è di consistenza dura. Questa esposizione dell’osso subcondrale comporta la comparsa del dolore e il rapido peggiorare dello stato artrosico. La sintomatologia che accompagna l’artrosi del ginocchio è caratterizzata principalmente dalla comparsa progressiva del dolore che ha una caratteristica definita in tre tempi: è forte a riposo, diminuisce nei primi passi e aumenta progressivamente con la distanza percorsa. I pazienti riferiscono la comparsa di una limitazione funzionale dovuta al dolore. Sintomi associati possono essere la comparsa di limitazione all’articolarità e il presentarsi di una tumefazione. Il dolore in ogni caso rimane il sintomo principale e determina il tipo di trattamento. Per effettuare diagnosi di artrosi al ginocchio occorre che un medico ortopedico esegua un esame clinico obiettivo dopo aver effettuato un’adeguata raccolta dei dati anamnestici del paziente. Dal punto di vista strumentale l’esame cardine è la radiografia sotto carico delle ginocchia in due proiezioni. La risonanza magnetica è un esame di seconda scelta in quanto non fornisce una chiara visualizzazione della componente ossea. Il sintomo che determina il tipo di trattamento è il dolore. La quantità di dolore, la durata, le modalità di comparsa e la limitazione funzionale connessa a questo sintomo sono i fattori che devono essere tenuti in considerazione per decidere quale tipo di trattamento effettuare. Essendo una patologia degenerativa non è possibile “guarire” dall’artrosi. La maggior parte dei trattamenti infatti mira a rallentare o bloccare la progressione della malattia per evitare l’approccio definitivo che consiste nella protesi di ginocchio. Importante è ricordare che il dolore non sempre è correlato con la gravità del quadro radiologico. Quindi anche in presenza di una radiografia che mostri un’artrosi avanzata è il dolore che deve guidare l’ortopedico verso la scelta del trattamento da utilizzare. Una prima linea di difesa per arginare la progressione dell’artrosi è la ginnastica sotto forma di fisioterapia. Mantenere un buon tono-trofismo muscolare e un’accettabile articolarità è fondamentale per alleviare i sintomi e ritardare la progressione dell’artrosi. Molto spesso infatti il dolore è dovuto ad una rigidità all’estensione con conseguente alterazione del carico. Il ginocchio di conseguenza durante il passo ha bisogno di avere un’estensione completa per scaricare correttamente il peso. Lo stretching dei muscoli flessori aiuta a ripristinare una corretta estensione del ginocchio mentre un buon trofismo muscolare da un sostegno importante al ginocchio. Il primo tentativo deve essere sempre quello di un ciclo di fisioterapia, specialmente per artrosi di grado iniziale e con dolore lieve. Negli ultimi venti anni sono state descritte innumerevoli terapie volte a ridurre il dolore e ritardare il progredire dell’artrosi. Quella maggiormente proposta dagli ortopedici è la terapia infiltrativa con acido ialuronico. Purtroppo mancano chiare evidenze scientifiche a supporto dell’efficacia di questo tipo di trattamento. Nel 2013 l’American Accademy of Orthopeadic Surgeons ha eliminato dalle proprie linee guida questo tipo di trattamento in quanto non supportato da risultati clinici. Recentemente la ricerca si è spostata verso altri tipi di terapie infiltrative. L’infiltrazione con gel piastrinico o con fattori di crescita (chiamata tecnicamente infiltrazione di PRP) è argomento attuale di dibattito scientifico. Purtroppo anche in questo caso sembrano mancare risultati clinici soddisfacenti. Tuttavia le diverse tecniche di preparazione e la mancata omologazione di questo tipo di trattamento non consentono di esprime un giudizio definitivo sulla sua validità. Una terapia sicuramente efficace è l’infiltrazione con cortisone. L’artrosi infatti spesso comporta una infiammazione dei tessuti molli periarticolari, responsabile per buona parte del dolore artrosico. La sinovite (infiammazione della sinovia articolare) è un riscontro frequente quando si operano pazienti affetti da artrosi al ginocchio. Per questo tipo di infiammazione il cortisone può avere un importante effetto antinfiammatorio risolvendo la sintomatologia. Se l’indicazione ad effettuare questo tipo di infiltrazione è corretta il trattamento risulta particolarmente efficace. È raccomandabile in caso di dolore localizzato, ma può anche essere effettuata per via intrarticolare. Quando i trattamenti conservativi (prevalentemente ginnastica e infiltrazioni di cortisone) non ottengono risultati e il dolore continua a limitare fortemente il paziente, è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico. L’artrosi di grado iniziale è generalmente localizzata ad uno dei due compartimenti del ginocchio. In caso di ginocchio varo (Figura 1) è interessato il compartimento mediale, mentre in caso di ginocchio valgo il compartimento laterale.

L’artrosi inoltre provoca una deformità progressiva dell’articolazione con lo spostamento dell’asse di carico dalla posizione centrale del ginocchio (condizione fisiologica e ideale per la normale fisiologia articolare) verso la porzione mediale o laterale. Una prima alternativa chirurgica è quella di effettuare un osteotomia tibiale valgizzante. L’intervento, indicato in caso di ginocchio varo con artrosi di lieve-media entità, sposta l’asse di carico dalla porzione mediale usurata verso la porzione laterale ancora sana. La procedura implica un taglio a cuneo effettuato sull’osso a livello della tibia che viene poi stabilizzato con placca e viti. L’intervento richiede una buona esperienza chirurgica ed è gravato da alcune difficoltà tecniche ma consente di ritardare sensibilmente l’intervento di protesi al ginocchio. Un altro intervento che allunga la vita del ginocchio è la protesi mono-compartimentale. Si tratta di applicare piccole componenti protesiche a livello della parte maggiormente usurata del ginocchio. È raccomandato in caso di artrosi di grado iniziale. Quando l’artrosi è di grado avanzato l’unica alternativa è rappresentata dall’artroprotesi totale di ginocchio. Questa deve rappresentare l’ultimo baluardo in quanto è un intervento chirurgico maggiore ed è gravato dal fatto che la protesi ha una durata limitata nel tempo. La procedura consiste nella sostituzione totale delle componenti articolari del ginocchio con componenti meccaniche (titanio e polietilene generalmente). Sebbene non sia possibile conoscere l’effettiva durata delle attuali protesi di ginocchio in quanto rilasciate da poco tempo in commercio, si pensa che abbiano una durata tra i 15 e i 20 anni. Risulta quindi fondamentale scegliere il momento giusto per applicare una protesi e cercare di ritardare quanto possibile l’intervento per diminuire il rischio di revisione. L’unico criterio da tenere in considerazione deve essere l’entità del dolore da parte del paziente. Il solo grado elevato dell’artrosi alla radiografia non può giustificare l’indicazione chirurgica. Deve essere il paziente infatti, guidato dai consigli del chirurgo ortopedico, a determinare quando il dolore è arrivato a un punto tale da limitarlo fortemente nella vita quotidiana.

Dottor Ludovico Caperna Specialista in Ortopedia e Traumatologia Svolge attività di consulenza nell’ambito del servizio di Ortopedia BIOSdiagnostica – Via D. Chelini 39, Roma.

Artrite Reumatoide.

Cos’è l’artrite reumatoide.