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L’artrite, che colpisce in genere tra i 30 e i 60 anni, è una malattia autoimmune, una malattia infiammatoria cronica sistemica capace di attaccare le articolazioni sia piccole sia grandi (che diventano dolenti, tumefatte e – nel corso del tempo – deformate) ma che può coinvolgere anche altri organi e apparati. Calore e rossore sono segni distintivi dell’infiammazione. Tra le forme più diffuse di artrite, tutte accomunate dal fatto che si attiva un processo infiammatorio a livello articolare, ci sono:

artrite reumatoide: conseguenza di un attacco delle articolazioni da parte del sistema immunitario, non ha una causa unica (un fattore ambientale potrebbe “ingannare” il sistema immunitario oppure modificare determinati antigeni che dovrebbero essere visti come propri da quest’ultimo); artrite gottosa: conseguenza di un aumento dei livelli sanguigni di acido urico che si raccoglie sotto forma di cristalli all’interno delle articolazioni, in particolar modo nel piede, originando un’artrite decisamente violenta; spondiloartriti: tipologia di artriti contraddistinte dall’interessamento della colonna vertebrale e del bacino e dalla presenza di alcune condizioni non reumatiche.

In merito ai sintomi dell’artrite, occorre ricordare che ad essere colpite risultano in genere le piccole articolazioni delle mani e dei piedi. Il dolore prescinde dal movimento ed è presente anche di notte; con l’aggravarsi della patologia si verifica una progressiva perdita della mobilità delle articolazioni.

Che cos’è l’artrosi.

Diffusa soprattutto tra i 60 e gli 80 anni, l’artrosi è una malattia cronico-degenerativa (le origini vanno ricercate nell’usura e nell’invecchiamento delle articolazioni) contraddistinta dall’assottigliamento della cartilagine articolare con conseguente deformazione ossea. La cartilagine rappresenta un tessuto che riduce l’attrito fra le ossa e che quando si deteriora perde la sua elasticità, diventando più rigida e più danneggiabile.

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L’ olio d’oliva, infatti, contiene una serie di acidi grassi mono-insaturi, fondamentali per limitare le infiammazioni.

Inoltre, queste sostanze, sono alla base della riduzione dei livelli di colesterolo, per cui sono importanti anche per la prevenzione di malattie cardiache. Va ricordato però che questo alimento è anche molto calorico, per cui va utilizzato in maniera corretta ed equilibrata.

Fondamentale, infatti, per la prevenzione dell’artrosi, è controllare il peso. Le ossa non sono fatte per portare pesi eccessivi, che vanno a gravare sulle articolazioni scatenando una serie di infiammazioni che possono degenerare fino a portare all’artrosi.

Inoltre, lo stesso tessuto adiposo sembra contribuire ad incrementare l’infiammazione scatenante l’artrosi, visto che le cellule di grasso sono in grado di rilasciare sostanze chimiche (in particolare la leptina e varie citochine) che sono vere e proprie molecole infiammatorie.

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Valori Normali.

Uomini: 24-336 mcg/l Donne: 11-307 mcg/l.

Nei casi di emocromatosi spesso si rilevano valori superiori a 1000 mcg/l.

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all'altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Descrizione.

Le articolazioni ringraziano.

Recentemente, invece, è stato mostrato maggior interesse a esercizi ad elevata attivazione posturale e articolare, in cui il peso corporeo del paziente non viene neutralizzato o alleggerito, come per esempio avviene con il nuoto o con il ciclismo.

Ma il dubbio è che le piccole articolazioni, come quelle presenti nei piedi, possano subire danni a lungo andare, proprio perché caricate del peso. In realtà sembrerebbe proprio il contrario e lo dimostrano diversi studi di cui uno recentemente comparso su Annals of the Rheumatic Diseases.

Sono stati coinvolti circa 300 pazienti, i programmi di attività fisica proposti duravano due anni, solo che metà dei soggetti ha seguito una terapia fisica classica, l’altra metà, invece, uno schema a elevata intensità, con esercizi in cui il peso corporeo non veniva neutralizzato.

Al termine del periodo sono state eseguite valutazioni del livello di danno articolare misurato radiologicamente (Larsen score) e i pazienti del secondo gruppo avevano un punteggio favorevole con un incremento medio del danno inferiore rispetto agli altri pazienti.

La differenza era più pronunciata nelle articolazioni dei piedi, rispetto a quelle delle mani.

Ma questo tipo di attività fisica ad elevata attivazione posturale e articolare, esercitata sempre sul lungo termine (due anni), aveva già dimostrato di ridurre la tendenza a sviluppare l’osteoporosi dei pazienti con artrite reumatoide.

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A livello articolare, queste sostanze di scarto acide, frutto del metabolismo cellulare, vengono riversate nel liquido sinoviale da cui ne derivano 2 azioni:

le sostanze acide devono essere tamponate con sostanze basiche: vengono prelevati direttamente dalle cartilagini minerali Basici (calcio e magnesio in primis) gli acidi vengono trasformati in Sali, ossia microcristalli che aumentano l’ azione abrasiva a carico della cartilagine stessa.

Mancanza d’ acqua e disidratazione. La seconda causa.

Spesso ci dimentichiamo che siamo una macchia pneumo idraulica leggermente alcalina. Siamo composti da oltre il 70 % di acqua e abbiamo nel nostro corpo 100.000 km di tubazioni che servono a trasportarla in tutte le cellule. Il sangue stesso è composto dal 85-90 % di acqua. E’ l’ Acqua (chiamata liquido sinoviale) che protegge e lubrifica le articolazioni e un suo aumento di viscosità a seguito di “sete locale” accresce il processo artosico in 2 modi:

meno acqua meno scambi e maggior difficoltà ad eliminare le scorie. Non dimentichiamoci che l’ acqua è il solvente in cui si svolgono tutte le reazioni biochimiche dell’ organismo! La velocità delle reazioni stesse diminuisce in base alla percentuale di acqua stessa e dal grado di viscosità. meno acqua aumento della resistenza e dei processi che consumano le articolazioni. in una cartilagine ben idratata la percentuale di danno è minima. Al contrario in una disidratata la percentuale di cellule cartilaginee che fisiologicamente si staccano e si consumano, è molto più alta e produce ulteriori “scorie riversate nel liquido sinoviale”

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Dietro uno “scarabocchio” tutti i segreti della psiche umana: un libro ci insegna a decifrarli.

Rapporto paziente-medico: la buona comunicazione aiuta nella riuscita delle cure.

FABIO DI TODARO.

Sportivo, manager o nerd, la dieta è un affare da maschi.

Ma davvero scrocchiare le dita fa venire l’artrosi?

Secondo una vecchia credenza, farsi scrocchiare le nocche delle mani causerebbe a lungo andare l’artrosi; quando lo facciamo, udiamo quel rumore fastidioso di ossa e un po’ rabbrividiamo. Ma che cos’è che provoca quel suono insopportabile e quanto c’è di vero nel dire che, nel tempo, quel giochetto potrebbe farci del male?

Beh, se nel momento in cui vi fate scrocchiare le dita avvertite un fremito o peggio un certo dolore fisico, allora dovreste evitare di farlo e consultare un dottore. Ma se questi sintomi non li avvertite, sarà poi vero che la pratica è comunque dannosa per voi? La risposta è: probabilmente no.

Vediamo innanzi tutto perché le nocche fanno rumore? Nelle articolazioni c’è uno spazio nel quale si trova una sostanza chiamata «liquido sinoviale» che serve a ridurre la frizione fra le giunture nel momento in cui fate movimento. Questo fluido ha la funzione di un lubrificante e contiene dei gas (ossigeno, azoto e biossido di carbonio).

Quando fate scattare le dita, aumentate lo spazio tra un osso e un altro. Questo prolungamento determina una sorta di vuoto, che risucchia il liquido sinoviale all’interno di quello spazio dilatato. Si formano così delle bolle, le quali poi scoppiano, producendo il rumore che sentite.

Per fare scrocchiare sonoramente la stessa nocca una seconda volta, dovrete attendere almeno 20 minuti, quelli che occorrono ai gas per tornare all’interno del fluido dentro le articolazioni. Più fate scricchiolare un’articolazione, più questa si allenta e più si allenta più facilmente riuscirete a farla scrocchiare nel tempo.

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Altri sintomi meno frequenti.

Ai disturbi del sistema nervoso centrale e periferico possono variabilmente associarsi:

• tachicardia, sensazione di cardiopalmo e oppressione toracica.

• disturbi gastrointestinali (colon irritabile, pirosi, dispepsia)

• disturbi della minzione (pollachiuria e minzione imperiosa)

• fenomeno di Raynaud.

• xerostomia e alterazioni del gusto.

ciao da 5 anni ho questa malattia anche io mi stavo curando con i faermaci biologici fino a 13 giorni fa adesso il medico me la sospeso e mi sento malissima chi sa dopo che mi dara?

Da qualche mese artrite psoriasica, sono vegetariana, quasi vegana,non assumo farmaci,non ho manifestazioni cutanee da psoriasi.Come mi spiego il discorso del corpo che deve eliminare la spazzatura? Nonostante ciò oggi comincerò digiuno..in fiducia..

ciao a tutti voi ho 43 anni con la psoriasi da 30 anni e artrite psoriasica da 10.ho pure la depresione mi sento molto giu triste e inutile.mi sembra che non mi capisce nessuno.cerco di mangiare piu frutta e verdure poca carni bianca piu spremute di agrumi.come cure non mi fido piu non fanno niente la pelle e sempre coperta delle chiaze.sto sempre male.se qualcuno mi puo dare un consiglio sarrei molto contenta.

anche sg.pietro bisanti se mi puo dare una risposta la ringrazio molto.

ciao da parecchi anni soffro di dolori a iniziare dai piedi -mani -anche-schiena, dopo vari accertamenti stavo male e ho deciso personalmente di andare da un reumatolgo.allinizio neanche questo mi ha trovato niente e dopo ho cambiato medico e mi hanno diagnosticato la spondiloartrite psoriasica non visibile,ma ereditata.ho fatto salazopirin senza risultati poi metrotexate e ora reomaflex.alternati da vari antidolorifici.ora le mani sono meno gonfie ma a periodi sono tormentata da dolori e si calmano con 5 past.di voltaren per un po poi. ora sono stanca delusa e depressa e non voglio più farmi le iniezioni nella pancia.il reumatologo dice che non sono abbastanza grave per fare il biologico (anche se non so se sono compatibile).non riesco a fare quasi più niente sono rigida e dolorante. però sono convinta che con questo tipo di dieta si risolvano tanti problemi ma no l'artrite.

ciao a tutti! Ho 49 anni e 2 anni (gennaio 2012) fa ho avuto una bella infiammazione al tendine d achille dx: pronto soccorso con radiografie x esclusione di fratture.Mi hanno curato con antinfiammatori generici. ho usato tutore e stampelle x 1 mese e sono tornato a camminare.Ad inizio luglio 2014 mi s'è gonfiato in ginocchio dx: ospedale m hanno detto che era da operare x presenza di cartilagini e mi hanno prenotato lintervento per inizio settembre (. ). Sono stato a letto x 2 mesi (luglio/agosto),impossibilitato a camminare,ero debole, riuscivo a fare pochi metri con le stampelle.A fine agosto mi si gonfia il piede dx in 4 punti diversi. vengo spedito dal reum il quale mi fa ecografia-raggi x e analisi sangue e urine.Diagnosi:artite sieronegativa o psoriasica.Cura: 1 mese di Medrol 16 mg + Tauxib 90,poi mi viene aggiunto Arava.Ma 15 giorni di Arava mi hanno dato diarrea,tachicardia,rash cutaneo,e un dolore fortissimo al fegato. (una colica? boh!).A fine ottobre interrompo Arava ed il reum mi prescrive Metrotexate. Non lo prendo. Adesso - da 15 gg - ho un dolore fortissimo all anca sx. Da novembre cerco di curarmi in modo naturale: zenzero,curcuma,magnesio, e tanto pesce.Se riesco, cerco di mangiare broccoli e cavolfiori.Ho eliminato glutine,carne,birra,zucchero,dolci ed insaccati.Non riesco a rinunciare al caffè e alla nicotina.Il reum vuole tornare a prescrivermi Metrotaxate. io preferisco morire di artite piuttosto che di fegato spappolato! quindi persevero con la mia mini dieta,in futuro mi sforzerò di mangiare sempre piu frutta e verdura e nn escludo di diventare vegano x necessità. Un bocca al lupo a tutti voi. ed anche a me.

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Per finire, non bisogna dimenticare di assumere un giusto livello di fibre, utili per limitare l’assorbimento delle sostanze tossiche, e per aiutare l’intestino nell’evacuazione, migliorando il tono e la funzione della mucosa intestinale.

Altri rimedi naturali per il fegato ingrossato.

Vediamo adesso un’altra possibilità per depurare il fegato attraverso un alimento presente in natura ma di cui i protocolli medici non si avvalgono. Parliamo dei funghi medicinali. I funghi medicinali, utilizzati da millenni in Cina, hanno delle proprietà specifiche per tenere l’organismo in perfetta salute. Ciascun fungo contiene oltre 400 principi attivi che agiscono come disintossicazione e protezione degli organi, per mantenerli in ottima salute. In particolare, per il fegato sono indicati i funghi Reishi (Ganoderma Lucidum), Cordyceps, Hericium e Polyporus.

Reishi e Cordyceps riescono a fermare la continua deposizione di nuovo tessuto duro fibrotico che ingrossa il fegato e aumentano la vita delle cellule, difendendole e migliorandone il funzionamento. Rafforzano anche la salute del fegato e riducono, per esempio, la produzione di collagene, danno causato dalla cirrosi, che così tende a rallentare. Il Polyporus è utile nel caso in cui sia presente ascite, ovvero il liquido da eliminare oppure quando la pressione è alta. L’Hericium: è utile per la protezione dello stomaco, precauzione importante per aiutare tutto quanto il processo digestivo che, lo sappiamo, è l’anticamera dell’assimilazione delle proprietà del cibo.

Questi rimedi naturali hanno moltissimi altri impieghi:

-Prevenzione del tumore.

E molti altri ancora che scopriremo nei prossimi articoli.

I rimedi naturali per un fegato sano, da affiancare ad una alimentazione corretta: