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LA DIETA PER LA CONVALESCENZA.

Dopo gli antibiotici.

Se si sono assunti antibiotici, bisogna tener presente che - oltre che nei confronti dei germi responsabili dell’infezione – questi hanno anche agito sulla flora intestinale, la cui integrità è fondamentale per le funzioni digestive, per la sintesi di vitamine e di altre sostanze utili e per impedire lo sviluppo di germi patogeni nel colon. Diventa perciò consigliabile per una o due settimane inserire quotidianamente, nella prima colazione o negli spuntini, alimenti ricchi di fermenti lattici, preziosi per la flora intestinale. Quindi yogurt, kefir, latti fermentati: in commercio inoltre è possibile trovare molti prodotti – i cosiddetti probiotici – addizionati di vari fermenti, che resistono meglio all’acidità gastrica arrivando più numerosi là dove servono. Anche le verdure lattofermentate come i crauti sono benefiche non solo per l’intestino, grazie alla loro ricchezza di fermenti e di vitamine del gruppo B e C. A casa, o nei negozi di alimentazione naturale, è possibile trovarli preparati nel modo tradizionale, mentre quelli in scatola che si trovano nella grande distribuzione sono stati sottoposti ad alte temperature e perciò hanno perso in parte le loro virtù.

Alimenti sì, alimenti no.

Dopo una malattia l’inappetenza è piuttosto comune e bisogna un po’ forzarsi per mangiare a sufficienza: in linea generale è importante però non cedere ai peccati di gola e non “tirarsi su” solo con cioccolatini e caramelle, ma scegliere pietanze cucinate semplicemente, con pochi grassi e facilmente digeribili, che non stressino il fisico già indebolito. Quindi, meglio dimenticare per un po’ fritture, salumi e formaggi grassi, dolci ipercalorici e superalcolici. Un’alimentazione sana e bilanciata tra i vari nutrienti, basata sui cereali, ricca di frutta e verdura e con un corretto apporto di proteine e grassi è fondamentale per tornare in salute. E durante la convalescenza è altrettanto importante assumere cibi ricchi di tutte le vitamine in generale, in particolare della C per il suo ruolo immunostimolante e di quelle del gruppo B (dalla B1 alla B12) indispensabili negli stati di affaticamento per ridare energia, aiutare il cervello e stimolare il processo di guarigione. Inoltre, i trattamenti con antibiotici possono provocare degli stati di carenza: sintomi tipici di mancanza della vitamina B sono le screpolature della labbra e i tagli agli angoli della bocca, o la lingua e le mucose infiammate. Ma dove si trovano queste preziose sostanze? Trattandosi di vitamine diverse, anche se della stessa famiglia, le fonti non sono sempre uguali; in generale tra quelle vegetali troviamo tutti i cereali integrali (riso e frumento, miglio, segale, grano saraceno, orzo), i semi oleosi (arachide, sesamo, pinoli ecc.), la frutta secca (mandorle, noci, nocciole, ecc.), i legumi (soia in particolare), e anche alcuni ortaggi (cavoli, radicchio, asparagi, spinaci).

Ecco un meno di un giorno, che contiene tutti i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno durante la convalescenza, dalle vitamine del gruppo B a quelle antiossidanti (C, A, E), fondamentali per aiutare il sistema immunitario. Un menu ricco anche di minerali (potassio, fosforo, calcio, magnesio, zinco e selenio), di fibre e fermenti lattici per ripristinare la funzionalità intestinale. L’eventuale aggiunta alle pietanze di integratori naturali quali il germe di grano e il lievito di birra, accresce l’apporto di vitamine e minerali.

Colazione - Uno yogurt magro - Con muesli a base di fiocchi di cereali, frutta secca e semi (due cucchiai)

Con i progressi della medicina si è riusciti ad ottenere un significativo aumento delle aspettative di vita. A questo effetto indubbiamente positivo fa da contraltare il fatto che l’aumentata longevità comporta una maggiore usura delle articolazioni, specialmente quelle da carico.

Nello specifico il ginocchio risulta essere un’articolazione particolarmente predisposta all’usura che si rende evidente tanto più si va avanti con l’età. La manifestazione patologica di questa usura è l’artrosi. L’artrosi del ginocchio è una patologia degenerativa caratterizzata dal consumo della cartilagine articolare che comporta una deformazione dell’articolazione e la comparsa progressiva di dolore. La cartilagine articolare è un tessuto “nobile” che ricopre le superfici articolari. Nel ginocchio questa ricopre il femore e la tibia nelle porzioni dei condili femorali e del piatto tibiale. Questo tessuto una volta consumato non può essere rigenerato dal corpo umano. La funzione della cartilagine è quella di diminuire l’attrito a livello dell’articolazione e fare da “cuscino” protettivo. L’aspetto di una normale superficie articolare è assimilabile a quella di una palla di biliardo in quanto perfettamente liscia e morbida al tatto per attutire il carico. Traumi al ginocchio o la semplice usura dovuta all’età consumano la cartilagine ed espongono il sottostante osso subcondrale il quale non è perfettamente liscio ed è di consistenza dura. Questa esposizione dell’osso subcondrale comporta la comparsa del dolore e il rapido peggiorare dello stato artrosico. La sintomatologia che accompagna l’artrosi del ginocchio è caratterizzata principalmente dalla comparsa progressiva del dolore che ha una caratteristica definita in tre tempi: è forte a riposo, diminuisce nei primi passi e aumenta progressivamente con la distanza percorsa. I pazienti riferiscono la comparsa di una limitazione funzionale dovuta al dolore. Sintomi associati possono essere la comparsa di limitazione all’articolarità e il presentarsi di una tumefazione. Il dolore in ogni caso rimane il sintomo principale e determina il tipo di trattamento. Per effettuare diagnosi di artrosi al ginocchio occorre che un medico ortopedico esegua un esame clinico obiettivo dopo aver effettuato un’adeguata raccolta dei dati anamnestici del paziente. Dal punto di vista strumentale l’esame cardine è la radiografia sotto carico delle ginocchia in due proiezioni. La risonanza magnetica è un esame di seconda scelta in quanto non fornisce una chiara visualizzazione della componente ossea. Il sintomo che determina il tipo di trattamento è il dolore. La quantità di dolore, la durata, le modalità di comparsa e la limitazione funzionale connessa a questo sintomo sono i fattori che devono essere tenuti in considerazione per decidere quale tipo di trattamento effettuare. Essendo una patologia degenerativa non è possibile “guarire” dall’artrosi. La maggior parte dei trattamenti infatti mira a rallentare o bloccare la progressione della malattia per evitare l’approccio definitivo che consiste nella protesi di ginocchio. Importante è ricordare che il dolore non sempre è correlato con la gravità del quadro radiologico. Quindi anche in presenza di una radiografia che mostri un’artrosi avanzata è il dolore che deve guidare l’ortopedico verso la scelta del trattamento da utilizzare. Una prima linea di difesa per arginare la progressione dell’artrosi è la ginnastica sotto forma di fisioterapia. Mantenere un buon tono-trofismo muscolare e un’accettabile articolarità è fondamentale per alleviare i sintomi e ritardare la progressione dell’artrosi. Molto spesso infatti il dolore è dovuto ad una rigidità all’estensione con conseguente alterazione del carico. Il ginocchio di conseguenza durante il passo ha bisogno di avere un’estensione completa per scaricare correttamente il peso. Lo stretching dei muscoli flessori aiuta a ripristinare una corretta estensione del ginocchio mentre un buon trofismo muscolare da un sostegno importante al ginocchio. Il primo tentativo deve essere sempre quello di un ciclo di fisioterapia, specialmente per artrosi di grado iniziale e con dolore lieve. Negli ultimi venti anni sono state descritte innumerevoli terapie volte a ridurre il dolore e ritardare il progredire dell’artrosi. Quella maggiormente proposta dagli ortopedici è la terapia infiltrativa con acido ialuronico. Purtroppo mancano chiare evidenze scientifiche a supporto dell’efficacia di questo tipo di trattamento. Nel 2013 l’American Accademy of Orthopeadic Surgeons ha eliminato dalle proprie linee guida questo tipo di trattamento in quanto non supportato da risultati clinici. Recentemente la ricerca si è spostata verso altri tipi di terapie infiltrative. L’infiltrazione con gel piastrinico o con fattori di crescita (chiamata tecnicamente infiltrazione di PRP) è argomento attuale di dibattito scientifico. Purtroppo anche in questo caso sembrano mancare risultati clinici soddisfacenti. Tuttavia le diverse tecniche di preparazione e la mancata omologazione di questo tipo di trattamento non consentono di esprime un giudizio definitivo sulla sua validità. Una terapia sicuramente efficace è l’infiltrazione con cortisone. L’artrosi infatti spesso comporta una infiammazione dei tessuti molli periarticolari, responsabile per buona parte del dolore artrosico. La sinovite (infiammazione della sinovia articolare) è un riscontro frequente quando si operano pazienti affetti da artrosi al ginocchio. Per questo tipo di infiammazione il cortisone può avere un importante effetto antinfiammatorio risolvendo la sintomatologia. Se l’indicazione ad effettuare questo tipo di infiltrazione è corretta il trattamento risulta particolarmente efficace. È raccomandabile in caso di dolore localizzato, ma può anche essere effettuata per via intrarticolare. Quando i trattamenti conservativi (prevalentemente ginnastica e infiltrazioni di cortisone) non ottengono risultati e il dolore continua a limitare fortemente il paziente, è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico. L’artrosi di grado iniziale è generalmente localizzata ad uno dei due compartimenti del ginocchio. In caso di ginocchio varo (Figura 1) è interessato il compartimento mediale, mentre in caso di ginocchio valgo il compartimento laterale.

L’artrosi inoltre provoca una deformità progressiva dell’articolazione con lo spostamento dell’asse di carico dalla posizione centrale del ginocchio (condizione fisiologica e ideale per la normale fisiologia articolare) verso la porzione mediale o laterale. Una prima alternativa chirurgica è quella di effettuare un osteotomia tibiale valgizzante. L’intervento, indicato in caso di ginocchio varo con artrosi di lieve-media entità, sposta l’asse di carico dalla porzione mediale usurata verso la porzione laterale ancora sana. La procedura implica un taglio a cuneo effettuato sull’osso a livello della tibia che viene poi stabilizzato con placca e viti. L’intervento richiede una buona esperienza chirurgica ed è gravato da alcune difficoltà tecniche ma consente di ritardare sensibilmente l’intervento di protesi al ginocchio. Un altro intervento che allunga la vita del ginocchio è la protesi mono-compartimentale. Si tratta di applicare piccole componenti protesiche a livello della parte maggiormente usurata del ginocchio. È raccomandato in caso di artrosi di grado iniziale. Quando l’artrosi è di grado avanzato l’unica alternativa è rappresentata dall’artroprotesi totale di ginocchio. Questa deve rappresentare l’ultimo baluardo in quanto è un intervento chirurgico maggiore ed è gravato dal fatto che la protesi ha una durata limitata nel tempo. La procedura consiste nella sostituzione totale delle componenti articolari del ginocchio con componenti meccaniche (titanio e polietilene generalmente). Sebbene non sia possibile conoscere l’effettiva durata delle attuali protesi di ginocchio in quanto rilasciate da poco tempo in commercio, si pensa che abbiano una durata tra i 15 e i 20 anni. Risulta quindi fondamentale scegliere il momento giusto per applicare una protesi e cercare di ritardare quanto possibile l’intervento per diminuire il rischio di revisione. L’unico criterio da tenere in considerazione deve essere l’entità del dolore da parte del paziente. Il solo grado elevato dell’artrosi alla radiografia non può giustificare l’indicazione chirurgica. Deve essere il paziente infatti, guidato dai consigli del chirurgo ortopedico, a determinare quando il dolore è arrivato a un punto tale da limitarlo fortemente nella vita quotidiana.

Dottor Ludovico Caperna Specialista in Ortopedia e Traumatologia Svolge attività di consulenza nell’ambito del servizio di Ortopedia BIOSdiagnostica – Via D. Chelini 39, Roma.

Artrite Reumatoide.

Cos’è l’artrite reumatoide.

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La alimentación adecuada al problema que nos ocupa es totalmente imprescindible. Si la persona aquejada de este problema sigue las recomendaciones está claro que mejorará o como mínimo se estabilizará. De lo contrario su situación tenderá a empeorar cada día más.

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Buenos días Mario, hay varias cosas que puede hacer para mejorar: Es importante que su alimentación sea la adecuada. Ha de caminar o realizar natación de forma diaria. Los tratamientos con hipertermia profunda dan excelentes resultados. Le pongo este enlace que le llevará a una de nuestras páginas informativas donde podrá ver diversas combinaciones de zumos naturales que pueden serle de ayuda.

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I principi della dieta antinfiammatoria non si discostano, dunque, molto dai sani principi della tradizionale dieta mediterranea: entrambe prevedono, infatti, il consumo giornaliero di almeno cinque porzioni di frutta e verdura (preferibilmente di stagione), l’assunzione di pesce ricco di acidi grassi omega-3, l’apporto quotidiano di carboidrati (meglio se integrali) e l’assunzione sporadica di carne, prediligendo le carni bianche, più magre delle rosse. In tutti i casi, si tratta di alimenti antinfiammatori, in quanto contengono sostanze che inibiscono i mediatori tipici dell’infiammazione.

Rischi delle infiammazioni asintomatiche: l’ importanza della prevenzione a tavola.

L’infiammazione è un meccanismo biologico che può verificarsi in qualsiasi distretto corporeo in seguito a lesioni di vario tipo (meccaniche, chimiche o biologiche).

I segni dell’infiammazione sono riconoscibili e prevedono in genere un arrossamento della parte interessata, gonfiore, dolore e, a volte, anche la perdita di funzionalità. Tali caratteristiche sono facilmente distinguibili in casi, ad esempio, di lesioni cutanee ma non altrettanto facilmente quando si tratta di organi interni, in cui spesso l’unico sintomo avvertibile è il dolore di vario grado.

A volte, è, inoltre, possibile che un’ infiammazione sia del tutto silente e che, quindi, non dia segni evidenti della sua presenza: nella maggior parte dei casi, infatti, il nostro organismo riesce attraverso il sistema immunitario a combattere lo stato infiammatorio e a ripristinare la condizione fisiologica. Può, però, succedere che l’infiammazione rimanga silente per lungo tempo causando l’insorgere di patologie, che vanno da disturbi lievi ad altri particolarmente gravi come la Malattia di Alzheimer, l’ictus, cardiopatie e alcuni tipi di tumore.

Per questo motivo è molto importante curare gli stati infiammatori e soprattutto prevenirli.

Come ormai tutti ben sappiamo, la prevenzione inizia dalla tavola: alimentarsi in maniera equilibrata e con i giusti alimenti aiuta il nostro organismo a rimanere in forma e a combattere l’insorgere di moltissime patologie. Ecco perchè può essere utile inserire gli alimenti antinfiammatori nella propria dieta anche quando non si crede di averne bisogno.

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MATERIALI E METODI.

Si tratta di uno studio prospettico randomizzato iniziato nel 2009. Dei 319 pazienti totali, 93 (119 ginocchia) hanno soddisfatto i criteri di inclusione e hanno ricevuto iniezioni (Regen ACR-C, Regen Lab, Svizzera) endoarticolari di plasma ricco di piastrine autologhe (PRP) nel ginocchio, per le prime fasi di OA (Grado 1-2 di Kell- gren-Lawrence), e sono stati sistematicamente seguiti per un minimo di 2 anni dall’inizio del trattamento. Nei 3 anni precedenti il trattamento, tutti i pazienti si esercitavano in attività sportive (jogging, nuoto, sci, ciclismo, passeggiate o trekking) a livello non professionistico, e avevano registrato presenza di sintomi.

Criteri di inclusione.

Criteri di esclusione.

Non sono stati inclusi nello studio i pazienti con diagnosi di OA tricompartmentale, artrite reumatoide, o concomitanza severa di artrosi dell’anca. Pazienti con un precedente intervento di osteotomia tibiale o trapianto cartilagineo. Pazienti con grado 2+ e 3+ di versamento nell’ articolazione del ginocchio in base al test Stroke, pazienti con malattie del sangue, malattie metaboliche sistemiche, immunodeficienza, positività al test per epatite B o C, HIV, infezione locale o sistemica, ingestione di farmaci anti-piastrinici entro 7 giorni prima della iniezione, e trattamento con corticosteroidi endoarticolari o orali nei 3 mesi precedenti la prima iniezione. Quei pazienti che hanno soddisfatto i criteri di inclusione hanno ricevuto un minimo di 1 ciclo di iniezioni endoarticolari di PRP nel ginocchio interessato. Un ciclo consisteva di tre iniezioni, ciascuna somministrata con cadenza mensile. Trentotto pazienti (50 ginocchia) sono stati selezionati in modo casuale, tramite computer, utilizzando numeri casuali (Research Randomizer © 1997-2013 G. Urbaniak e S. Plous) prima della prima iniezione, e destinati a ricevere un secondo ciclo al termine del 1 ° anno. Tra i cicli, i pazienti non hanno ricevuto altre iniezioni endoarticolari o farmaci per via orale per il ginocchio, con l’eccezione di acetaminofene, quando richiesto. I pazienti sono stati intervistati per quanto riguarda il consumo di analgesici e trattamenti alternativi ad ogni follow-up. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a fisioterapia presso lo stesso centro, con lo stesso protocollo per 4 settimane a partire dalla settimana successiva alla prima iniezione, per migliorare la forza muscolare del quadricipite e la gamma di movimento. La valutazione radiografica pre-trattamento comprendeva una radiografia in proiezione antero-posteriore su lastra lunga, da in piedi, per tutta la gamba, comprendendo fianchi e caviglie; in piedi antero-posteriore, con vista laterale del ginocchio; assiale femoro-rotulea e in piedi con ginocchio flesso a 45 °; inoltre, diagnosi mediante risonanza magnetica. Prima del trattamento sono state effettuate indagini del sangue di routine, compresi emocromo completo, profilo di coagulazione e di screening per le malattie trasmissibili (HIV, HBsAg).

Preparazione del PRP.

Sono stati prelevati 8 millilitri di sangue dalla vena cubitale, e centrifugato per una sola volta, per 5 minuti, a 1500 giri di forza centrifuga relativa e 3500 giri, come prescritto dal produttore. La centrifugazione del sangue intero venoso presenta il vantaggio di differenziare per diversi gradienti di densità i componenti del sangue. Gli eritrociti, che sono più densi, rimangono impacchettati sul fondo del contenitore da centrifuga. Il buffy coat (si indica con questo termine lo strato di leucociti che si forma tra i globuli rossi ed il plasma quando il sangue non coagulato viene centrifugato) di globuli bianchi è sopra di questo, mentre le piastrine sono alla massima concentrazione nel plasma, appena sopra il buffy coat, riducendosi in concentrazione verso la parte superiore dello strato di plasma. Dopo centrifugazione, nei 4 ml di PRP ottenuto, il recupero delle piastrine era superiore all’ 80% e la concentrazione totale dei leucociti al di sotto del livello basale, con una deplezione di granulociti inferiore al 95% (vengono recuperati il 75% di linfociti, e monociti al 50%). E’ stato quindi ottenuto l’LP-PRP (PRP povero di leucociti), secondo la classificazione di Dohan Ehrenfest ed il sistema di classificazione di PAW, che classifica il PRP ottenuto come P2Bß. Una volta preparato il PRP (con una concentrazione di piastrine di circa il doppio), è stato aspirato in una siringa per essere iniettato. Il PRP si è attivato in vivo, solo dopo l’iniezione, quando le piastrine sono state esposte al collagene, o fattore di von Willebrand, che porta alla loro aggregazione. Dopo il trattamento, ai pazienti è stato permesso il moderato carico sull’arto, e consigliata l’applicazione locale di ghiaccio per 20 minuti ogni 2-3 h per 24 h. E’ stato inoltre raccomandato di evitare le attività vigorose con coinvolgimento del ginocchio per le successive 48 ore.

Analisi dei risultati.

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Últimas perguntas sobre Artrose.

Sintomas.

Sintomas de Artrose.

A artrose é uma doença das articulações. Ao contrário de muitas outras formas de artrite, tais como artrite reumatoide e lúpus sistémico, a artrose não afeta outros órgãos do corpo.

O sintoma mais comum da artrose é a dor nas articulações afetadas. A dor articular geralmente piora no final do dia Inchaço, calor, rangidos e limitação dos movimentos nas articulações afetadas também são sintomas comuns Rigidez articular também pode ocorrer após longos períodos de inatividade, por exemplo, quando o indivíduo permanece sentado em uma cadeira.

A intensidade dos sintomas da artrose varia muito de paciente para paciente. Alguns pacientes podem ficar debilitados por seus sintomas. Por outro lado, outros podem ter poucos sintomas, apesar de degeneração das articulações observada na radiografia. Os sintomas também podem ser intermitentes. Não é incomum para os pacientes com artrose das mãos e dos joelhos passar anos sem apresentar sintomas.

La glicemia era buona e il controllo era ogni sei mesi. Dopo due anni non ce l’ho più fatta e ho cominciato a mangiare un po’ di più, senza pesare i cibi e mangiando anche pastasciutta, pizza, pane, frutta ecc., che comunque erano tutti alimenti obbligatori della dieta. A causa di questi sgarri cominciai a saltare i controlli, anche perché l’ambiente della diabetologia non mi piaceva: mi sembrava di essere trattata come una bambina disubbidiente. Negli esami prescritti dal mio medico curante l a glicemia a digiuno oscillava da 115 a 130, sempre con la metformina.

Alla fine di luglio 2015 sono stata operata d’urgenza perché un calcolo di 2,5 cm espulso dalla cistifellea (che tra l’altro non sapevo di avere e che mai mi aveva dato disturbi) aveva perforato l’intestino, provocandomi anche una peritonite. Fortunatamente me la sono cavata e qui devo ringraziare i chirurghi; dopo un mese sono stata operata di nuovo per l’asportazione della cistifellea. Durante la prima degenza mi nutrivano solo con la soluzione glucosata; la mia glicemia andava alle stelle: 260/280 e veniva controllata (non più di tanto, devo dire) con l’insulina, come si fa con tutti i diabetici in caso di interventi chirurgici. Nel secondo intervento mi somministrarono invece una soluzione salina, ed essendo digiuna la mia glicemia scese addirittura a 47, tant’è che aggiungevano poi del glucosio per stabilizzarla. Da qui ho capito che la mia glicemia dipendeva totalmente da quel che il mio corpo ingeriva.

Sostituzione del riso con quinoa e legumi.

Tornata a casa ho seguito la dieta prescrittami in reparto per l’intestino: minestrine, pasta in bianco, patate, carne bianca, poca verdura e poca frutta. La glicemia, nonostante mangiassi pochissimo, e prendessi tre compresse di metformina al giorno, era sempre intorno a 115/125 (mattino a digiuno). Rimesso a posto l’intestino ho deciso di seguire lo stile alimentare del Dott. Mozzi. Ho iniziato scrivendo tutto quello che mangiavo e segnando i valori glicemici tre volte al giorno. Ho eliminato tutti i cereali, compreso riso e mais e ho sostituito con quinoa e grano saraceno, mangio molti legumi (fagioli, ceci e farina di ceci, fave, piselli), carne sia rossa che bianca e uova, pesce, tonno. Consumo sempre verdure sia a pranzo che a cena (cosa che non facevo prima) cicoria, bietola, insalata rapini ecc. e semi oleosi come noci, mandorle e prugne secche. Al mattino prendo del latte di mandorle che faccio da me con l’estrattore, con un po’ di cicoria (confesso che ogni tanto sgarro con un caffeino), legumi e qualche volta bresaola o un uovo, certe volte anche castagnaccio. Mangio pochissima frutta, una mela o una pera al mattino e non sempre. Bevo anche succo di limone tutti i giorni, cosa che faccio da due o tre anni e che, ho notato, mi protegge dai comuni malanni di stagione.

Ho incominciato a monitorare la glicemia una settimana dopo che seguivo il piano alimentare e con mia somma sorpresa la glicemia era 95, un dato che non vedevo da molto tempo. Il primo mese la glicemia mattino a digiuno 90/100, due ore postprandiale 130/145. Dopo due settimane, vedendo i miglioramenti, ho sospeso la metformina con attenzione. La glicemia è sempre ottima.

Diario alimentare per scrivere la dieta.

Dopo due mesi ho la glicemia al mattino a digiuno 70/78, due ore postprandiale 100/130.

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Además pueden pinzar áreas próximasen las que se encuentran nervios, músculos, ligamentos aumentando así el dolor durante el movimiento.

Es importante observar que todas las personas a medida que envejecen pueden desarrollar, en mayor o menor grado, artrosis.

Un dato curioso sobre esta enfermedad es que ésta se presenta no sólo en el ser humano, sino en todos los vertebrados (por el simple hecho de tener huesos y articulaciones) con excepción de los perezosos y los murciélagos, ya que duermen con la cabeza hacia abajo. Esta acción parece que produce una descompresión de sus articulaciones, por la inversión de la dirección de la fuerza de la gravedad, que protege el desgaste del cartílago.

Remedios populares.

Remedio para la artrosis #1: Hervir 1 taza de agua en un cazo. Retirar del fuego y añadir 1 cucharada de ulmaria y 1 cucharadita de sauce. Cubrir el cazo y dejar reposar durante 5 minutos. Filtrar la infusión. Tomar 1 taza caliente por la mañana y otra por la noche.

Remedio para la artrosis #2: Hervir 1 taza de agua en un cazo. Retirar del fuego y colocar 1 taza de arcilla en polvo en un recipiente, verter el agua poco a poco y remover hasta obtener una pasta espesa. Aplicar la arcilla directamente sobre la zona dolorida y dejar actuar hasta que se haya enfriado por completo. Este remedio es muy eficaz para aliviar el dolor producido por la artrosis.

Remedio para la artrosis #3: Poner sobre el área dolorida una hoja de col previamente calentada con una plancha. Aplicar este remedio al sentir dolor intenso.

Remedio para la artrosis #4: Sumergir el área afectada (codos, muñecas o dedos) en un recipiente que contenga agua caliente a 36 grados y conservar allí por 10 minutos. Luego, sumergir dicha zona nuevamente, pero en agua fría por 5 segundos). Repetir el ciclo un total de 3 veces.

Remedio para la artrosis #5: Tomar una infusión de cola de caballo. Para ello tomar un manojo de la planta llamada cola de caballo y colocarla en un recipiente que contenga 1 taza de agua que se encuentre caliente (preferiblemente hirviendo). Tomar a diario una taza.