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L’artrosi, come abbiamo detto, è un processo inevitabile. Ma per arginarlo e impedire che degeneri troppo, la dieta può fare la sua parte; va detto, invece, che la scelta di cibi adeguati (verdure crude e cotte in abbondanza, frutti, cereali integrali, semi di lino, olio extravergine, legumi) può contribuire a prevenire e ad alleviare altre forme di malattie reumatiche. Per prima cosa, attenzione al girovita, come sottolinea Francesco Bottaccioli, docente di Pnei nella formazione post-laurea della facoltà di medicina di Siena: «Il sovrappeso carica enormemente le cartilagini. «Inoltre produce infiammazione, ed è proprio il fenomeno infiammatorio che va a ledere le articolazioni». Per evitare di ingrassare non basta mangiare meno, bisogna anche fare attenzione a non esagerare con gli zuccheri. Anche i cereali, soprattutto se raffinati, sono infatti una causa di ingrassamento. Quindi è bene essere parchi e, soprattutto, scegliere quelli integrali, perché le fibre agevolano il senso di sazietà e non spingono a mangiare oltre. Come sempre, grande spazio per verdure crude e cotte. Di particolare aiuto sono tutti i tipi di cavoli, che con i loro composti solforati contribuiscono a mantenere efficienti le articolazioni.

tratto dall’articolo “Stop all’Artrosi” della rivista Vita&Salute edizione di Gennaio 2012, di Giuliana Lomazzi.

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Dieta artrosi.

L’artrosi dell’anca (coxartrosi) è una patologia degenerativa invalidante che colpisce molte persone e può causare disagi anche durante lo svolgimento delle attività quotidiane più comuni. Per combattere la coxartrosi esistono diverse terapie e soluzioni da valutare a seconda dello stadio di avanzamento della patologia.

Essendo la più grande e complessa del nostro scheletro, l’articolazione dell’anca ricopre un ruolo fondamentale per la mobilità, la stabilità e l’equilibrio del corpo umano. In alcuni casi, dietro un insistente e fastidioso dolore all’anca si può nascondere un principio di artrosi.

Trattamenti chirurgici, sono davvero utili?

Per i casi più gravi di artrosi alle mani, purtroppo, l'unico rimedio pare essere il trattamento chirurgico. Oggi sono interventi poco invasivi da effettuare anche in day hospital e che hanno un periodo di convalescenza variabile in base alla zona operata. Purtroppo nessuno di questi interventi riesce a ripristinare al 100% la funzionalità della zona colpita che comunque continuerà a presentare un lieve disagio ma, se tutto è andato bene, senza sintomi dolorosi e con un discreto recupero del movimento. La tipologia di intervento differisce a seconda della zona da trattare, nel caso della terza falange, si procederà a fonderla con la seconda, riducendo drasticamente il problema.

L'intervento in sé non è rischioso e dura poco tempo. Il periodo di recupero è di circa un mese, dopo il quale si potrà procedere con la fisioterapia. Pur recuperando una discreta funzionalità del dito, un recupero totale non ci sarà. Per l'utilizzo di protesi invece si deve manifestare un grado di gravità elevato e in zone ove sia possibile intervenire con tale metodo. In questo caso il recupero è ottimale. La cosa migliore da fare, se in famiglia abbiamo casi di artrosi alle mani, è quella di correre ai ripari il prima possibile, gestendo la nostra alimentazione e il nostro stile di vita in modo da prepararci a combattere al meglio questo tipo di disagio.

Bassa in grassi saturi. Ricca in grassi polinsaturi: Omega 3 e omega 6. Ricca in carboidrati complessi (fibra). Normoproteica. Ricca in potassio.

Alimenti non raccomandati. Alimenti raccomandati.

terapie per artrosi anca vasculitis icd

L’abbondante liquido riversatosi all’interno dell’articolazione tende ad accumularsi fino a formare delle tumefazioni, spesso evidenti anche a prima vista, le quali, a loro volta, comprimono le cartilagini. Gradualmente tutti i tessuti localizzati nell’articolazione malata (a iniziare dalle cartilagini, per continuare con le ossa stesse) degenerano in modo irreversibile, provocando dolorose difficoltà di movimento che, se non tempestivamente curate, sfociano in parziale invalidità e perdita di funzionalità d’ interi arti (ad esempio delle gambe ).

I primi sintomi che fanno sospettare l’insorgenza di un’artrite reumatoide sono la persistenza, per alcune settimane, d’intenso fastidio, tumefazione e rigidità articolare (specialmente alle mani, ai polsi, ai gomiti, alle anche, alle ginocchia e/o alle caviglie ), in particolare al risveglio mattutino o dopo diverse ore d’inattività. Per essere preoccupanti, il torpore, il dolore e l’invalidità parziale devono prolungarsi per oltre un’ora, attenuandosi nel corso della giornata dopo che le articolazioni si sono, per così dire, “sciolte”, grazie a movimenti dolci e costanti (sicuramente consigliati). Altre manifestazioni che compaiono, anche se di rado tutte insieme, sono febbre, debolezza, dimagrimento, nonché rigidità e dolori ai muscoli.

Cause dell’artrite reumatoide.

Nonostante si stiano compiendo ultimamente studi approfonditi sull’artrite reumatoide, anche in ragione del considerevole numero di persone ogni anno colpite da questa malattia, poco conosciuta ma assai diffusa, le cause che la provocano sono ancora oggi poco chiare e note solo in parte. Secondo la migliore scienza medica, comunque, pare che a parte i fattori genetici, familiari e probabilmente anche psico-somatici, si associ l’invasione da parte di agenti patogeni che, secondo alcuni, hanno natura virale, mentre, secondo altri, sono di origine batterica. A parte le incertezze persistenti circa la tipologia di agente patogeno che inizia a replicarsi nell’organismo, pare ormai acclarato che ad attaccare la membrana sinoviale e, via via, gli altri tessuti circostanti, in modo devastante e progressivo, siano proprio degli anticorpi anomali generati dal corpo umano per difendersi dall’attacco dell’agente patogeno sconosciuto.

Diagnosi e terapia.

Come per molte altre malattie, anche nell’artrite reumatoide è fondamentale diagnosticare in tempo l’insorgenza della patologia, per evitare che i sintomi degenerino a tal punto da rendere inevitabile l’intervento invasivo. I principali metodi utilizzati dai reumatologi sono, oltre a esami mirati aventi a oggetto la zona colpita:

ps: tutta la mia solidarietà al dott.Lanzetta ( sopratutto in virtù del fatto che quotidianamente mi confronto con medici partoriti dall’Insubria ….ahimè, non per colpa loro, ovviamente non han potuto scegliersi i docenti! )

Curcuma, boswellia alghe. Sembrerebbe roba da ricchi…anzi radical chic. Impressionante quanti danni può fare al senno l’eccessivo benessere. Fortuna che i pastori sardi centenari (e in forma) non vanno alle conferenze! Impressionante poi, la fede incondizionata nel dogma “biologico”, per chi si informa, una delle più grandi bufale dei nostri giorni. Inoltre, la scienza medica è un campo sconfinato; la competenza in un settore specifico, non implica necessariamente e automaticamente l’onniscenza su tutti. Adesso vado a farmi un panino al salame con un buon bicchiere di Bonarda frizzante, che mi passa subito il nervoso.

Scusate, ma io mi bevo circa un limone al giorno spremuto nell’acqua. Posso continuare, o rischio l’artrosi?

–> Risposta a Marco L.

“…vitamina C. Di quest’ultima dice: “È il più potente antiossidante, non abbiate paura a prendere la vitamina C, non è tossica e, se ingerita in eccesso, viene smaltita“.

E però, vi ricordo, Silvio Garattini, interpellato sull’argomento, disse “che la vitamina C danneggia i reni”. ”

No, Dott. Lanzetta, non è proprio così. Secondo la prassi praticata nel MDB il dosaggio MAX di vitamina C è compreso tra i 2 e 4 grammi al dì. Oltre, e per tempi prolungati, può dare luogo a polipi vescicali degenerabili in tumori. Quanto a Garattini, come sempre, ha perso un’ottima occasione per stare zitto.

Cikagiuro, mi sa dire quanta vitamina C c’e’ in un limone? Grazie.

Caro Pietro non saprei, mi dispiace. Spero che qualcuno che ci legge glielo sappia dire.

dolori articolari in menopausa rimedi naturali contro i brufoli

Qui di seguito trovate ad esempio un’estratto della sua partecipazione a TV2000, continuando la lettura di questo articolo troverete i consigli alimentari e la dieta antiartrosi. Il dottor Lanzetta è stato anche ospite ad Uno Mattina su Rai 1, alla trasmissione OASI DI SALUTE su Antenna 3, è stato ospito su RAI 2 alla trassmissione Ricomincio da qui.

Il Dottor Lanzetta e la dieta antiartrosi.

A detta del dottore in caso di artrosi o predisposizione all’artrosi Alimenti da evitare sono: carni, super-alcolici, zucchero, sale, latticini e prodotti caseari, alcune verdure tra cui pomodoro, melanzane, patate e peperoni. Alimenti da preferire: cereali e farine integrali, verdure di stagione, dolcificanti contenenti inulina al posto del saccarosio. Gli alimenti proposti sopra servono a dare indicazioni generiche la cui peculiarità devono essere studiate caso per caso, non siamo tutti uguali!.

Potete approfondire l’argomento leggendo la lista completa dei cibi antiartrosi e l’alimentazione consigliata per artrosi, buona lettura.

Riepilogando, vediamo i 10 cibi da evitare: 1.Carne – il nemico pubblico numero uno, da eliminare sempre e tutta, compresi i salumi e le carni bianche. Ricca di sostanze pro-infiammatorie, la carne contiene inoltre grassi saturi e colesterolo, da evitare al massimo per chi soffre di artrosi. 2. Zucchero – oltre ai molteplici danni che lo zucchero provoca alla salute in genere, lo zucchero alza i tassi di insulina promuovendo un circolo vizioso che ha un impatto negativo sulla salute delle articolazioni. 3. Sale – provoca ritenzione idrica, a sua volta dannosa per le articolazioni affette da artrosi. 4. Latte e latticini – ricchi di grassi animali e colesterolo e, se pastorizzati, privi dei benefici del latte. 5. Solanacee – pomodoro, patate, melanzane e peperoni contengono solanina, un glicoalcaloide tossico per il nostro organismo. 6. Uova – Il tuorlo contiene alti livelli di colesterolo. Si può utilizzare solo l’albume (cotto) di uova di galline allevate all’aperto e nutrite solo con mangime biologico, senza aggiunta di ormoni e antibiotici. 7. Farine raffinate i carboidrati raffinati portano a un rapido innalzamento del livello di zucchero nel sangue e quindi di insulina. Questa produzione favorisce formazione radicali liberi che ‘ossidano’ le cellule facendole invecchiare. 8.Superalcolici – l’alto contenuto di zucchero si deposita nel tessuto adiposo. Può verificarsi inoltre anche un danno epatico se il consumo è regolare. 9. Alcuni frutti – gli agrumi sono troppo acidi e portano ad una esacerbazione dei sintomi dolorosi. 10. Cibi pre-confezionati – sono pieni di conservanti, coloranti, additivi, grassi idrogenati, grassi trans e altre sostanze dannose soprattutto per chi soffre di patologie infiammatorie.

I 10 alimenti da preferire: 1. Avena – sotto forma di farina, fiocchi, crusca. Ha un’azione di pulizia e miglioramento del transito intestinale. Contiene la più alta percentuale di proteine tra i cereali. 2. Farine e cereali integrali – contengono fibre, minerali, vitamine, antiossidanti, fitonutrienti e grassi insaturi. Regolano la glicemia. 3. Riso integrale –ricco di minerali, ferro, fosforo e vitamine del gruppo B. Il carico di carboidrati permette una digestione più lenta e regolare. Come avena e riso integrale, mantengono stabili i tassi di insulina nel sangue ed evitano quindi le accelerazioni metaboliche che sono in diretta relazione con gli stati infiammatori. 4. Legumi – essendo la dieta anti-artrosi prevalentemente vegetariana, abbiamo bisogno di introdurre proteine vegetali. 5. Pesce azzurro – da consumare una o due volte a settimana, limitandosi al prodotto fresco, pescato e non allevato, selezionando sardine, sarde, acciughe e sgombri, ricchi di acidi grassi omega 3, con proprietà antinfiammatorie. 6. Soia – ha un alto contenuto di proteine. I semi di soia sono ricchi di isoflavoni, fitoestrogeni con spiccata proprietà antiossidante e antinfiammatoria. 7. Verdura biologica –– in particolare le crucifere come il cavolo nero, la verza, il cavolfiore, i broccoli e il bok choi, sono ricchi dell’antiossidante sulforafano. 8. Frutta di stagione – va mangiata tutti i giorni, evitando quella troppo zuccherina, quella acida come gli agrumi ed insistendo sui frutti rossi. 9. Alghe – ricche di vitamine, minerali e antiossidanti. 10. Spezie – curcuma, curry, zenzero e peperoncino combattono l’infiammazione artrosica.

crampi sotto i piedi di anna

Con i progressi della medicina si è riusciti ad ottenere un significativo aumento delle aspettative di vita. A questo effetto indubbiamente positivo fa da contraltare il fatto che l’aumentata longevità comporta una maggiore usura delle articolazioni, specialmente quelle da carico.

Nello specifico il ginocchio risulta essere un’articolazione particolarmente predisposta all’usura che si rende evidente tanto più si va avanti con l’età. La manifestazione patologica di questa usura è l’artrosi. L’artrosi del ginocchio è una patologia degenerativa caratterizzata dal consumo della cartilagine articolare che comporta una deformazione dell’articolazione e la comparsa progressiva di dolore. La cartilagine articolare è un tessuto “nobile” che ricopre le superfici articolari. Nel ginocchio questa ricopre il femore e la tibia nelle porzioni dei condili femorali e del piatto tibiale. Questo tessuto una volta consumato non può essere rigenerato dal corpo umano. La funzione della cartilagine è quella di diminuire l’attrito a livello dell’articolazione e fare da “cuscino” protettivo. L’aspetto di una normale superficie articolare è assimilabile a quella di una palla di biliardo in quanto perfettamente liscia e morbida al tatto per attutire il carico. Traumi al ginocchio o la semplice usura dovuta all’età consumano la cartilagine ed espongono il sottostante osso subcondrale il quale non è perfettamente liscio ed è di consistenza dura. Questa esposizione dell’osso subcondrale comporta la comparsa del dolore e il rapido peggiorare dello stato artrosico. La sintomatologia che accompagna l’artrosi del ginocchio è caratterizzata principalmente dalla comparsa progressiva del dolore che ha una caratteristica definita in tre tempi: è forte a riposo, diminuisce nei primi passi e aumenta progressivamente con la distanza percorsa. I pazienti riferiscono la comparsa di una limitazione funzionale dovuta al dolore. Sintomi associati possono essere la comparsa di limitazione all’articolarità e il presentarsi di una tumefazione. Il dolore in ogni caso rimane il sintomo principale e determina il tipo di trattamento. Per effettuare diagnosi di artrosi al ginocchio occorre che un medico ortopedico esegua un esame clinico obiettivo dopo aver effettuato un’adeguata raccolta dei dati anamnestici del paziente. Dal punto di vista strumentale l’esame cardine è la radiografia sotto carico delle ginocchia in due proiezioni. La risonanza magnetica è un esame di seconda scelta in quanto non fornisce una chiara visualizzazione della componente ossea. Il sintomo che determina il tipo di trattamento è il dolore. La quantità di dolore, la durata, le modalità di comparsa e la limitazione funzionale connessa a questo sintomo sono i fattori che devono essere tenuti in considerazione per decidere quale tipo di trattamento effettuare. Essendo una patologia degenerativa non è possibile “guarire” dall’artrosi. La maggior parte dei trattamenti infatti mira a rallentare o bloccare la progressione della malattia per evitare l’approccio definitivo che consiste nella protesi di ginocchio. Importante è ricordare che il dolore non sempre è correlato con la gravità del quadro radiologico. Quindi anche in presenza di una radiografia che mostri un’artrosi avanzata è il dolore che deve guidare l’ortopedico verso la scelta del trattamento da utilizzare. Una prima linea di difesa per arginare la progressione dell’artrosi è la ginnastica sotto forma di fisioterapia. Mantenere un buon tono-trofismo muscolare e un’accettabile articolarità è fondamentale per alleviare i sintomi e ritardare la progressione dell’artrosi. Molto spesso infatti il dolore è dovuto ad una rigidità all’estensione con conseguente alterazione del carico. Il ginocchio di conseguenza durante il passo ha bisogno di avere un’estensione completa per scaricare correttamente il peso. Lo stretching dei muscoli flessori aiuta a ripristinare una corretta estensione del ginocchio mentre un buon trofismo muscolare da un sostegno importante al ginocchio. Il primo tentativo deve essere sempre quello di un ciclo di fisioterapia, specialmente per artrosi di grado iniziale e con dolore lieve. Negli ultimi venti anni sono state descritte innumerevoli terapie volte a ridurre il dolore e ritardare il progredire dell’artrosi. Quella maggiormente proposta dagli ortopedici è la terapia infiltrativa con acido ialuronico. Purtroppo mancano chiare evidenze scientifiche a supporto dell’efficacia di questo tipo di trattamento. Nel 2013 l’American Accademy of Orthopeadic Surgeons ha eliminato dalle proprie linee guida questo tipo di trattamento in quanto non supportato da risultati clinici. Recentemente la ricerca si è spostata verso altri tipi di terapie infiltrative. L’infiltrazione con gel piastrinico o con fattori di crescita (chiamata tecnicamente infiltrazione di PRP) è argomento attuale di dibattito scientifico. Purtroppo anche in questo caso sembrano mancare risultati clinici soddisfacenti. Tuttavia le diverse tecniche di preparazione e la mancata omologazione di questo tipo di trattamento non consentono di esprime un giudizio definitivo sulla sua validità. Una terapia sicuramente efficace è l’infiltrazione con cortisone. L’artrosi infatti spesso comporta una infiammazione dei tessuti molli periarticolari, responsabile per buona parte del dolore artrosico. La sinovite (infiammazione della sinovia articolare) è un riscontro frequente quando si operano pazienti affetti da artrosi al ginocchio. Per questo tipo di infiammazione il cortisone può avere un importante effetto antinfiammatorio risolvendo la sintomatologia. Se l’indicazione ad effettuare questo tipo di infiltrazione è corretta il trattamento risulta particolarmente efficace. È raccomandabile in caso di dolore localizzato, ma può anche essere effettuata per via intrarticolare. Quando i trattamenti conservativi (prevalentemente ginnastica e infiltrazioni di cortisone) non ottengono risultati e il dolore continua a limitare fortemente il paziente, è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico. L’artrosi di grado iniziale è generalmente localizzata ad uno dei due compartimenti del ginocchio. In caso di ginocchio varo (Figura 1) è interessato il compartimento mediale, mentre in caso di ginocchio valgo il compartimento laterale.

L’artrosi inoltre provoca una deformità progressiva dell’articolazione con lo spostamento dell’asse di carico dalla posizione centrale del ginocchio (condizione fisiologica e ideale per la normale fisiologia articolare) verso la porzione mediale o laterale. Una prima alternativa chirurgica è quella di effettuare un osteotomia tibiale valgizzante. L’intervento, indicato in caso di ginocchio varo con artrosi di lieve-media entità, sposta l’asse di carico dalla porzione mediale usurata verso la porzione laterale ancora sana. La procedura implica un taglio a cuneo effettuato sull’osso a livello della tibia che viene poi stabilizzato con placca e viti. L’intervento richiede una buona esperienza chirurgica ed è gravato da alcune difficoltà tecniche ma consente di ritardare sensibilmente l’intervento di protesi al ginocchio. Un altro intervento che allunga la vita del ginocchio è la protesi mono-compartimentale. Si tratta di applicare piccole componenti protesiche a livello della parte maggiormente usurata del ginocchio. È raccomandato in caso di artrosi di grado iniziale. Quando l’artrosi è di grado avanzato l’unica alternativa è rappresentata dall’artroprotesi totale di ginocchio. Questa deve rappresentare l’ultimo baluardo in quanto è un intervento chirurgico maggiore ed è gravato dal fatto che la protesi ha una durata limitata nel tempo. La procedura consiste nella sostituzione totale delle componenti articolari del ginocchio con componenti meccaniche (titanio e polietilene generalmente). Sebbene non sia possibile conoscere l’effettiva durata delle attuali protesi di ginocchio in quanto rilasciate da poco tempo in commercio, si pensa che abbiano una durata tra i 15 e i 20 anni. Risulta quindi fondamentale scegliere il momento giusto per applicare una protesi e cercare di ritardare quanto possibile l’intervento per diminuire il rischio di revisione. L’unico criterio da tenere in considerazione deve essere l’entità del dolore da parte del paziente. Il solo grado elevato dell’artrosi alla radiografia non può giustificare l’indicazione chirurgica. Deve essere il paziente infatti, guidato dai consigli del chirurgo ortopedico, a determinare quando il dolore è arrivato a un punto tale da limitarlo fortemente nella vita quotidiana.

Dottor Ludovico Caperna Specialista in Ortopedia e Traumatologia Svolge attività di consulenza nell’ambito del servizio di Ortopedia BIOSdiagnostica – Via D. Chelini 39, Roma.

Artrite Reumatoide.

Cos’è l’artrite reumatoide.

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Está formado por unas células llamadas condrocitos y por fibras de colágeno. Al cartílago articular no llegan terminaciones nerviosas, por lo tanto el dolor de la rodilla no lo produce el cartílago, sino el hueso, el tejido sinovial, la cápsula articular o los ligamentos, tendones y músculos.

Al cartílago tampoco le llegan vasos sanguíneos, su nutrición viene del líquido articular para lo cual es necesario que la rodilla esté en movimiento.

El cartílago articular está siendo constantemente destruido por los traumatismos y luego regenerado por los condrocitos, pero enla artrosis de rodilla la velocidad de destrucción es mayor que la capacidad de las células de regenerarlo.

Existen distintos factores, tales como genética, antecedentes de fractura en la rodilla o lesiones de meniscos, lesiones en los ligamentos y deformidades de las extremidades como piernas arqueadas o en X.

Es muy importante el sobrepeso, como factor desencadenante de la artrosis de rodilla. Las personas que tienen un sobrepeso de un 20% tienen de 7-10 veces más riesgo de padecer artrosis de rodilla.

- Disminución de la interlínea articular. La pérdida del cartílago hace ver disminuido el espacio entre el fémur y la tibia.

-Esclerosis subcondral. El hueso que se encuentra debajo del cartílago recibe una cantidad mayor de presión y se forma una línea blanca llamada esclerosis subcondral.

-Osteofitos. Los osteofitos son neoformaciones de hueso que el cuerpo produce como respuesta a un daño en el cartílago articular. Se pueden ver en cualquier articulación con artrosis.

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Oggi è un buon giorno per cominciare!

PEPERONCINO PER L’ARTROSI.

L’artrosi è un disturbo che inizialmente si presenta come un fastidio, ma col passare del tempo si può trasformare in un dolore cronico, accompagnato da rigidità e immobilizzazione delle articolazioni. La causa principale è l’usura articolare, ma può derivare anche da un’artrite provocata da infezioni, oppure può essere determinata da una eccessiva sollecitazione delle articolazioni per lavori pesanti o sport. Il sovrappeso è un’altra causa dell’artrosi, infatti in Europa sono aumentati in modo esponenziale i casi di sovrappeso e obesità e allo stesso modo è aumentato il numero di persone che soffrono di artrosi. In base a un sondaggio effettuato dalla Stanford University School of Medicine, si calcola che negli Stati Uniti fino al 2030 40% della popolazione soffrirà di una forma di artrosi. Per calmare i dolori si ricorre ad antinfiammatori, ma questi spesso irritano la mucosa gastrointestinale, arrivando a causare anche delle ulcerazioni. Prima di passare all’utilizzo dei farmaci, provate a controllare l’alimentazione. Il Dr. Andrew Weil, professore al College of Medicine dell’ Università di Arizona, Tucson, ricorda che alcuni alimenti possono aumentare i dolori articolari, perché provocano processi infiammatori. Consiglia di ridurre il consumo di alimenti come: – Gli alimenti industriali, raffinati e processati. Questi alimenti contengono molti acidi grassi Omega 6, specialmente se vengono impiegati olii raffinati di soia. Inoltre vengono aggiunti sciroppi di glucosio e fruttosio, ottenuti da amido di mais, carboidrati che si digeriscono rapidamente e provocano uno squilibrio nel metabolismo, facilitando l’apparizione di sostanze infiammatorie. – Le proteine di origine animale, specialmente carne rossa e pollo provocano infiammazione a causa degli aminoacidi che contengono. – Alimenti con indice glicemico alto, come la farina bianca e lo zucchero raffinato.

Ci sono invece degli alimenti con un’azione antinfiammatoria, che il Dr. Weil raccomanda, per esempio il peperoncino. Il peperoncino contiene delle sostanze simili all’aspirina (salicilati) e una sostanza piccante, chiamata capsaicina. Queste stimolano la secrezione di endorfine, l’ormone della felicità, che abbassa il dolore e dà un senso di benessere. Esistono delle pomate a base di capsaicina, che applicate sulla zona affettata annullano temporaneamente la sostanza P, un neuropeptide che agisce da neurotrasmettitore ed è responsabile della trasmissione del dolore nel Sistema Nervoso Centrale (in assenza di questa sostanza i neuroni non possono comunicare la percezione del dolore). Se non avete una pomata simile, potete macinare finemente del peperoncino e mescolarlo con una crema che usate normalmente per il corpo. All’inizio forse sentirete una sensazione di bruciore, ma sparirà man mano che userete questa terapia. Non dimenticate di lavarvi bene le mani, per non toccare gli occhi, il naso o la bocca e causare bruciori che superano i dolori articolari! Oltre la pomata, è bene anche aggiungere peperoncino o pepe di Cayenna alle vostre salse o stufati. Un’altra soluzione potrebbe essere di prendere 2-3 volte al giorno qualche goccia di tintura di Cayenna (leggere le istruzioni). Ecco un’altra ricetta che sembra dare grandi risultati: Si tolgono i codini ai peperoncini (250 g) e si frullato con due tazze di aceto di mele. Si lascia macerare per tre settimane, poi si filtra con l’aiuto di una garza. Si prendono 16 gocce del preparato diluite in 3/4 di litro di tè verde e ginseng.

La sorpresa è che con questo trattamento per l’artrosi si perde anche peso, perché la capsaicina (e anche il tè verde) ha un effetto termogenico, e fa bruciare più calorie! 🙂

Come curare l artrosi.

L’ artrosi è la patologia reumatologica più comune. Ne sono affette soprattutto le donne oltre i 50 anni. Vediamo come curarla in modo naturale.

que es una hernia del disco l5 -s1 disc

L’alimentazione è al centro della terapia per gli effetti negativi o positivi che ha.

negativi: alcuni cibi hanno effetto infiammatorio (es. quelli che contengono troppi grassi saturi o un eccesso di omega-6). Anche l’eccesso di zuccheri e di proteine animali, soprattutto da carni rosse e salumi, è infiammatorio; positivi: altri cibi hanno un potente effetto antiossidante e antinfiammatorio (alcune famiglie di verdure, il pesce, etc); attenzione non solo a non mangiare i “ cibi spazzatura ” e ad assumere i “ cibi della salute ”: curate anche l’ equilibrio tra i cibi. Ogni pasto deve tendere ad avere: – verdure crude e verdure cotte – proteine e carboidrati – oltre ad olio extravergine di oliva, usato a freddo.

Attenzione, senza esagerazioni, ad eventuali intolleranze personali. Per un certo numero di persone possono aggravare i sintomi:

pomodori (soprattutto crudi), patate, e le altre solanacee (melanzane, peperoni, ecc.) occorre verificare anche la tolleranza dei cereali contenenti glutine (grano, segale, orzo) e di alcune verdure della famiglia dei cavoli.

La maggior parte delle persone non ha questi problemi.

INTEGRATORI.