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Le statistiche dicono che un in Italia un adulto su tre, vale a dire circa il 33.4%, è in soprappeso. La colpa a detta degli esperti è delle sbagliate, spesso pessime, abitudini alimentari sbagliate e della poca attività fisica. A quanto pare però, anche i gatti italiani hanno qualche problema con i chili di troppo. Una recente indagine ha infatti presentato risultati con le stesse percentuali di quelle che riguardano le persone: un gatto su tre è obeso. Si tratta di un problema che non interessa solo gli animali che vivono nel nostro Paese ma un po’ tutti quelli d’Europa e anche d’oltre Oceano. Alcuni di questi gatti sono addirittura diventati famosi proprio per il loro peso da record. Ad esempio Himmy, un soriano che viveva in Australia e che poco prima di morire, all’età di dieci anni, pesava 21,3 chili, con una circonferenza del corpo di ben 84 centimetri. Altri “pesi massimi” erano Poppa, un micio di Newport in Inghilterra che pesava 20,19 chili e Edward Beer di Sydney che sfiorava i 22. Sembra proprio che i mici assimilino le cattive abitudini dei loro padroni in fatto di alimentazione. E non è una cosa che deve far sorridere o riempire di orgoglio. Non deve farci felici perché siamo più vicini ai nostri animali, compagni anche nei vizi. Invece notizie del genere ci devono caricare di responsabilità per la loro salute. Un micio obeso corre rischi molto seri, va incontro a problemi digestivi, ad artrosi, a disturbi cardiaci e respiratori e persino al diabete. La sua struttura fisica, per quanto robusta come quella di un atleta, non è fatta per sorreggere pesi eccessivi e quindi tutto l’organismo di un gatto sovrappeso invecchia prematuramente. Non ci sono scuse: se un micio è troppo grasso la colpa è solo ed esclusivamente di chi lo accudisce. Ed è un problema che non coinvolge solo il cibo. I gatti domestici, ormai cittadini a tutti gli effetti, sono per la maggior parte “sedentari”. Fanno una vita tranquilla, dormono moltissimo, si muovono poco e bruciano quindi poche calorie. Inoltre vengono quasi tutti sterilizzati, un’operazione che soprattutto nel caso delle femmine, facilità l’aumento di peso. Tenendo conto di tutto questo, i padroni non devono rincarare la dose riempiendo a dismisura la ciotola della pappa. Tutti a dieta, allora? Sì, ma senza drastiche misure. A meno che non sia il veterinario a consigliare regimi alimentari particolari, in presenza di seri disturbi, mettere un po’ a dieta il gatto non è difficile. E’ sufficiente correggere la pessima abitudine di lasciare cibo a continua disposizione del micio. Di solito agiamo così pensando che sappia regolarsi da solo ma dimentichiamo che i gatti non mangiano solo quando hanno fame. Lo fanno anche per occupare il tempo, proprio come capita anche alle persone. Il gatto è un animale dotato di una vivida intelligenza, e quando è inattivo finisce con l’annoiarsi. Allora dirigersi alla ciotola per frequenti spuntini diventa per lui un modo per fare qualcosa, magari per abbreviare l’attesa del padrone fuori casa per lavoro, o l’attesa della primavera per poter uscire di casa. Nella ciotola poi, mettiamo sempre abbondanti dosi di croccantini, non pensando che questi sono un alimento completo e non uno snack. Una porzione di 25 grammi di cibo secco contiene le stesse calorie di 100 grammi di cibo in scatola. E per un gatto una porzione di un etto è come per un uomo una porzione di cinque chili e mezzo di cibo. Se abbiamo paura che il micio si annoi, e nello stesso tempo però lo vogliamo in forma, è meglio dargli giocattoli che pappa. Procuriamogliene di nuovi, che oltre a tenerlo occupato risvegliano la sua curiosità e mantengono il suo cervello attivo. E cerchiamo di trovare del tempo per farlo giocare. Farlo correre e saltare serve ad aumentare ancora di più il legame con lui e anche a fargli bruciare calorie in eccesso.

I GATTI E LA POLENTA.

Gli italiani che abitano al settentrione, sono grandi mangiatori di polenta. Questo piatto tradizionale e antico, le cui prime ricette scritte risalgono addirittura al 1500 e che viene descritto anche nei “Promessi sposi”, viene preparato in vario modo a secondo del luogo e della regione. Ci sono polente gialle, bianche, fatte di solo mais oppure con l’aggiunta di grano saraceno. E ci sono polente dure e altre morbide a alcune addirittura semi liquide. I nostri nonni raccontano spesso di come, ai loro tempi, la polenta fosse un alimento quotidiano, che veniva consumato caldo oppure freddo. Il grande Giovannino Guareschi, l’indimenticato autore di “Don Camillo” descrive spesso nei suoi racconti come un tempo, nella Bassa del Po’, si facesse colazione con latte caldo corretto col vino bianco e con fette di polenta. Tutto si poteva pensare però tranne che la polenta fosse anche un cibo che piace ai gatti. Susan Pitcairn, esperta di alimentazione animale e autrice di diversi libri sull’argomento, sostiene che, se resa ancora più nutriente dall’aggiunta di una abbondante dose di carne, la polenta diventa un ottima pappa per il micio, molto energetica, ricca di proteine e carboidrati, ideale in modo particolare per le gatte che stanno per partorire e per quelle che allattano, condizioni che necessitano di un’alimentazione molto calorica. Per scoprire se anche il nostro gatto di casa è un amante della polenta, proviamo a cucinare per lui questa semplice ricetta. Facciamo bollire 200 ml di acqua e quindi aggiungiamo circa 50 grammi di farina di mais, la comune polenta gialla. Lasciamo sobbollire a fuco lento il tutto per almeno mezz’ora e, quando la polenta è ben cotta, mettiamo un cucchiaino di olio di oliva e due etti di carne macinata di pollo, di tacchino oppure di manzo. Poi mescoliamo per bene e infine, se sappiamo che il nostro micio lo gradisce, mettiamoci anche un cucchiaio di formaggio grattugiato. Il gatto pare gradisca anche un altro piatto nazionale italiano e cioè la pasta. È stato calcolato che nel nostro paese ogni persona consuma circa trenta chili di pasta all’anno. E sono molte le persone che danno gli spaghetti anche al micio di casa. Così come la polenta, anche la pasta è un cibo un po’ atipico per la dieta di un felino ma diventa un’ottima variante alle solite scatolette con l’aggiunta di proteine animali. E’ bene ricordare infatti che il gatto ha un elevatissimo bisogno di proteine. Il suo organismo è in grado di sintetizzare solo dieci amminoacidi essenziali e gli altri devono essere assimilati con il cibo. Uno di questi amminoacidi è la taurina, importante per il perfetto funzionamento del fegato, della digestione, dell’olfatto e della retina. Privato di questa sostanza, che si trova nella carne, il gatto può anche diventare in poco tempo cieco. Allora mettiamo pure pasta nella sua ciotola ma sempre con pesce lesso, sardine, tonno oppure carne in scatola. La pasta migliore è quella che richiede poco tempo di cottura perché è più digeribile. E attenzioni alle porzioni. Polenta e pasta sono alimenti ricchissimi di carboidrati che possono fare ingrassare un micio che fa poco moto, come quelli che vivono in casa. Le stime dicono che purtroppo un gatto su tre è in sovrappeso. Vogliamo sapere se il nostro piccolo amico è troppo grasso? Utilizziamo il semplice test del dottor Buffington della Ohio State University. Accarezziamo il gatto lungo i fianchi: se non sentiamo le costole vuol dire che è ora di mettersi a dieta.

Quaderni di Scienza Vegetariana.

I Quaderni trattano argomenti di rilevanza in modo semplice e chiaro, permettendo di arricchire il bagaglio di informazioni del lettore e fornendogli un valido supporto per chiarire dubbi e accompagnarlo nella sua scelta vegetariana, mostrando quanto essa sia semplice e salutare rispetto a un'alimentazione basata sui cibi animali.

Quaderno di dicembre 2017.

Sommario: - Le crucifere - Il cavolfiore - Il cavolo - I broccoli - Il cavolo riccio (Kale) - I cavoletti di Bruxelles - La rucola - Il cavolo cinese - La rapa - Il ravanello e il daikon - La senape indiana - Il crescione - Le cime di rapa - Il cavolo rapa - L'esperto risponde - Letture di approfondimento.

Quaderno di settembre 2017.

Quaderno di maggio 2017.

CENTRO NAZIONALE ARTROSI Missione.

Il centro di riabilitazione si occupa del recupero funzionale di tutti i distretti corporei, ma in particolare è specializzato nella riabilitazione dell’arto superiore.

Alimenti antinfiammatori naturali: cibi per una dieta antinfiammatoria.

È possibile contrastare le infiammazioni con la dieta? Esaminiamo caratteristiche e proprietà degli alimenti antinfiammatori naturali e vediamo come inserirli nelle nostra abitudini alimentari per placare stati infiammatori e patologie.

Indice Articolo:

Dolori e infiammazioni sono tra i disturbi fisici accusati più spesso da gran parte delle persone. In questi casi, il ricorso ai farmaci è in genere la via più facile e veloce per risolvere il problema ma esiste un metodo più semplice e soprattutto naturale per combattere e soprattutto prevenire questi disturbi: l’alimentazione! Determinati alimenti, infatti, svolgono la stessa funzione del farmaco di sintesi e proprio per questo sono detti “alimenti antinfiammatori”.

Cosa si intende per dieta antinfiammatoria?

Il termine “dieta” non deve essere inteso in questo caso come un regime alimentare volto alla perdita di peso; la dieta antinfiammatoria, infatti, non si pone come obiettivo il calo ponderale ma l’ esclusione di alcuni alimenti tendenzialmente nocivi e l’introduzione di altri con proprietà benefiche. Va, però, detto che i soggetti che seguono questa alimentazione, in genere apprezzano anche una relativa perdita di peso, dovuta all’eliminazione degli alimenti eliminati maggiormente grassi e ricchi di zuccheri.

crampi in tutto il corpo causes of lower

Radioterapia della regione testa e collo (per tumori della sfera ORL: tumori del rinofaringe, orofaringe, ipofaringe, tumori del cavo orale, tumori dei seni paranasali)

Le mucose della bocca e della gola possono infiammarsi con possibile comparsa di bruciore, difficoltà alla deglutizione, alterazione della salivazione e del gusto. Questi disturbi solitamente compaiono dopo due settimane dall'inizio del trattamento e regrediscono fino a scomparire dopo alcune settimane dalla fine della terapia. Di solito l'entità dei disturbi può essere mitigata seguendo semplici accorgimenti: evitare cibi molto salati, alcolici, fumo, cibi irritanti come gli agrumi, usare alimenti sufficientemente idratati in modo da rendere più facile la deglutizione. Una particolare cura deve essere riservata alla pulizia del cavo orale e dei denti con paste dentifricie fluorate, utilizzando il filo interdentale e sciacqui della bocca frequenti, perché, se le ghiandole salivari sono comprese nel campo di irradiazione, si verificano alterazioni della salivazione tali da favorire la comparsa della carie. È poi importante ricordare di non effettuare estrazioni di elementi dentari compresi nel campo di irradiazione e comunque avvertire sempre il medico radioterapista prima di eseguire un intervento odontoiatrico.

Radioterapia delle neoplasie cerebrali.

Occasionalmente è possibile avvertire senso di nausea, cefalea e spossatezza. L'effetto collaterale più importante è la perdita dei capelli nell'area irradiata. Quando il trattamento è concluso, è possibile che i capelli non ricrescano, o che ricrescano con colore, consistenza e forse anche spessore leggermente differenti. Il tempo di ricrescita dipende dalla dose di radiazione ricevuta e dalla durata del trattamento. Il cuoio capelluto e la pelle nell'area trattata si arrossano e si seccano, e per questo la zona può essere dolente durante la terapia. E’ consigliabile lavarsi con acqua tiepida e sapone neutro e asciugarsi delicatamente con un asciugamano soffice. Inoltre, essendo la pelle molto sensibile, è meglio non sovraesporla al sole o a correnti di aria fredda.

Un raro effetto collaterale che può verificarsi dopo la fine del ciclo di radioterapia è rappresentato da una sensazione di sonnolenza e di irritabilità che può protrarsi per alcuni giorni dalla fine, ma regredisce entro qualche settimana.

Radioterapia in sede addominale (per tumori dello stomaco, del pancreas, del colon-retto, dell’ano, della prostata, seminomi, tumori ginecologici)

Per lo stimolo irritativo esercitato dalle radiazioni sulla mucosa gastroenterica è possibile che si presentino nausea, raramente vomito, e dolori addominali crampiformi i quali possono richiedere l'assunzione di farmaci.

Se l'intestino è compreso nel campo di trattamento e soprattutto se è associata una chemioterapia, a distanza di circa due settimane può insorgere diarrea. Per prevenire e trattare tale fastidioso disturbo, il paziente dovrà osservare una dieta adeguata con scarso contenuto di fibre, consigliata dal medico radioterapista all’inizio del trattamento. Alla eventuale comparsa della diarrea saranno poi associati anche farmaci sintomatici (antidiarroici, antispastici etc.). La proctite (infiammazione dell’ultima parte del retto) può insorgere dopo 2-3 settimane di trattamento sulla pelvi con emissione di muco, impellente stimolo all’evacuazione (detto tenesmo), bruciore e infiammazione dei vasi emorroidari e dell’ano. Essa regredisce di solito con terapia adeguata. Durante il trattamento della regione pelvica sono anche frequenti i disturbi urinari. Una cistite può insorgere dopo 2-3 settimane di trattamento sulla pelvi manifestandosi con bisogno impellente di urinare associata a minzioni frequenti e nei casi più gravi sangue nelle urine. Si tratta di cistiti batteriche che sono favorite dal danno prodotto sulla mucosa vescicale da parte delle radiazioni. In tal caso si utilizzeranno i consueti presidi: elevato apporto idrico, disinfettanti urinari, antibiotici, spasmolitici.

Sintomi dell’artrosi al ginocchio.

Dolore quando si sta molto tempo in piedi, fitte improvvise. Dolore quando si cammina in un terreno con pietre o irregolare, per esempio in campagna. Fitte improvvise quando saliamo le scale, per cui si può persino cadere. Dolore quando ci si alza dopo essere stati seduti a lungo. Rumore scricchiolante proveniente dal ginocchio. A volte, potete sentire un’infiammazione del ginocchio. Ma attenzione, questa dev’essere distinta da una semplice ritenzione idrica, caratterizzata da gonfiore e rossore. Lo capirete perché sarà infiammato soltanto un ginocchio, ma non i piedi e le gambe. Nelle fasi più avanzate compare anche una leggera deformazione, una sorta di cambiamento nell’allineamento del ginocchio, che generalmente rientra all’interno delle gambe. Perché succede? Perché il ginocchio si deforma per colpa dell’osso articolare che soffre di artrosi, e si formano dei bordi nell’articolazione che prendono il nome di osteofiti.

Possiamo prevenire l’artrosi al ginocchio?

Quando ci viene diagnosticata un’artrosi al ginocchio, la nostra vita cambia. Bisogna lottare contro il dolore attraverso le medicine e seguendo le indicazioni del medico. Dovrete fare attenzione a non fare sforzi, per esempio a non camminare troppo a lungo: è molto meglio fare delle passeggiate brevi e riposare di tanto in tanto.

Sono molte le persone che convivono diversi anni con questo problema, finché non decidono di mettere una protesi, a età avanzata. Ma, come sapete, le protesi hanno una vita limitata, per cui in genere si decide di realizzare l’operazione soltanto quando si è più avanti con l’età. Nel frattempo, bisogna cercare di convivere con il problema nel migliore dei modi possibili.

Per questo motivo è così importante cercare di prevenire l’artrosi al ginocchio. Può capitare di avere dei precedenti ereditari e di aver avuto problemi alle ossa o alle articolazioni nell’arco della vostra vita. Ma una cosa è chiara: la cartilagine si può sempre rigenerare e se abbiamo uno stile di vita sano possiamo prevenire che si si usuri. Prendete nota degli aspetti più rilevanti:

Mantenete un peso ideale, evitate di prendere peso e di sovraccaricare le ginocchia. Prendetevi cura del vostro sistema immunitario, aumentate le dosi di calcio, fosforo e soprattutto magnesio. L’ideale è abituarsi a mangiare frutta e verdura fresca e frutta secca. Potete parlare con il vostro dottore per farvi prescrivere degli integratori ricchi di magnesio, per esempio. La dieta ideale per la cartilagine contiene legumi, baccalà, lievito di birra, gelatina e uova. Molto importante è anche la vitamina C, presente in frutta come il limone, l’arancia e il kiwi. Uno degli sport più adatti per la salute articolare è il nuoto.

Vale la pena di seguire questi semplici consigli, non esitate!

dolori ginocchia e gomiti rigati

Nell’ artrosi lombare una dieta coerente con il trattamento attua strategie nella scelta del cibo atte a contenere l’infiammazione e l’acidificazione. La dieta non è solo necessaria per ottimizzare il peso forma, ma sopratutto per contenere la risposta infiammatoria.Si tratta di una metodica complessa che considera la scelta del cibo e dello stile di vita parte integrante della terapia. L’impiego una dieta coerente è particolarmente importante in tutte le patologie degenerative e infiammatorie delle articolazioni che provocano dolore e disfunzione. Una dieta coerente con i trattamenti si associa efficacemente a terapia farmacologica consentendo di ridurne il dosaggio, motivo evidente per il quale è spesso banalizzata e trascurata nelle prescrizioni. L’ artrosi lombare è dovuta generalmente ad una malattia cronica delle cartilagini articolari, che interessa successivamente l’osso e tutti i tessuti articolari.

Gli anziani sono particolarmente esposti, ma i dolori da artrosi lombare coinvolgono oggi fasce sempre più giovani della popolazione. L’ artrosi lombare può essere causata da fattori costituzionali e ambientali o da fattori scatenanti quali traumi. L’ artrosi lombare come esito di processi degenerativi alle articolazioni evidenzia come caratteristiche alterazioni cartilaginee, con assottigliamento, fissurazione, formazione di osteofiti marginali e zone di osteosclerosi subcondrale nelle aree di carico. Le forme più impegnative di artrosi lombare secondaria evidenziano una lesione dei dischi intervertebrali denominata discopatia. I sintomi caratteristici compaiono tardivamente rispetto all’inizio della malattia e sono: limitazione funzionale, dolore, dolore all’inizio del movimento, dolore al movimento, dolore la mattina, deambulazione incerta, parestesie arti inferiori, difficoltà motorie agli arti inferiori e ripercussioni sulla vita sessuale.

L’ artrosi lombare evidenzia infatti un grande pericolo per i pazienti che ne sono affetti, una progressione lenta ma recidivante. Ogni volta che il paziente ha una remissione clinica pensa di non aver più il problema fino alla prossima fase sintomatologica. Questo tende a produrre un comportamento del paziente omissivo di terapia. Il pregio del della dieta coerente con il trattamento risiede proprio nel fornire uno strumento valido di prevenzione delle recidive oltre che certamente di supporto nella terapia per le fasi acute. Selezionare strategicamente il cibo routinariamente assunto è utile nel artrosi lombare per applicare strategie alimentari idonee a ridurre l’ infiammazione cronica e la situazione metabolica iperacida tipica in questi pazienti. Il cibo e il suo orario di assunzione interferiscono in modo significativo con il corretto equilibrio del cortisolo. Stress e cibo inadeguato per qualità e orario comportano, infatti, una disregolazione testa del ritmo circadiano dei glucocorticoidi. Alla presenza di stress sia endogeno e cibo non coerenti, si assiste a un’alterazione dell’asse HPA. Gli effetti negativi di una circadianità perduta cortisolo e delle alterate retroazioni ormonali comportano l’alterazione della corretta risposta infiammatoria. La dieta coerente con il trattamento seleziona i pasti secondo le retroazioni ormonali indicate, determina un equilibrio acido-base e un contenimento della risposta infiammatoria e\o del dolore.

La dieta oltre a rappresentare un presidio per la terapia è uno strumento di prevenzione importante. Cibo e la cura sono interconnessi da precisi rapporti ormonali, biochimici e metabolici. Il trattamento tramite è compatibile al medico, esami strumentali, valutazione accurata dei sintomi e delle cause, una diagnosi, nonché la valutazione strumentale delle strategie nello stile di vita da applicare al singolo. Si consiglia di rivolgersi a un medico, verificando l’iscrizione dell’operatore presso Ordine dei Medici, assicurandosi che operi le scelte in terapia tramite l’ analisi della composizione corporea. Il trattamento in dieta del paziente non si contrappone ne sostituisce le linee guida della medicina convenzionale, ma al contrario stabilisce con esse una virtuosa collaborazione e una straordinaria opportunità anche a livello di prevenzione.

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Modo de preparo:

Ferver a água e adicionar as plantas medicinais num bule e deixar repousar por cerca de 5 a 7 minutos. Coar, deixar amornar e tomar 1 xícara, meia hora antes do almoço e do jantar.

2. Pomada de arnica.

Esta pomada caseira é indicada para artrite reumatóide porque estimula a irrigação sanguínea, tem efeito antiinflamatório e alivia as dores.

Ingredientes:

5g de cera de abelha 45 ml de óleo de oliva 4 colheres de folhas e flores de arnica picadas.

Modo de Preparo:

Em banho-maria coloque os ingredientes numa panela e deixe ferver em fogo baixo durante alguns minutos. A seguir apague o fogo e deixe os ingredientes dentro da panela por algumas horas para macerar. Antes que esfrie, deverá coar e armazenar a parte líquida em recipientes com tampa. Que devem ser mantidos sempre num local seco, escuro e arejado.

3. Chá de sálvia e alecrim.

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Dieta e Artrosi.

La dieta, così come l'attività fisica, sembra essere una delle componenti di maggior rilievo nella prevenzione dell'artrosi.

Cos'è l'Artrosi.

L'artrosi, od osteoartrosi (da non confondere assolutamente con l'artrite), è un'affezione articolare cronica, degenerativa, progressiva ma NON infiammatoria. L'artrosi si caratterizza per:

Alterazione cartilaginea articolare Formazione di tessuto osseo sub-condrale e dei margini articolari (una sorta di "ossificazione" di alcune sedi tipicamente cartilaginee)

Per quanto l'artrosi si possa definire una malattia degenerativa (ovvero che peggiora progressivamente ed indipendentemente da altri fattori), spesso si accompagna anche a stati flogistici (infiammatori) più o meno intensi.

Classificazione.